Nuoto, Mondiali 2015 Kazan. Il pagellone dell’ottava giornata

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GREGORIO PALTRINIERI 9.5: riporta l’Italia sul gradino più alto del podio iridato in vasca quattro anni dopo Federica Pellegrini a Shanghai con un record europeo migliorato di 26 centesimi rispetto a quello di Berlino un anno fa. Deve cambiare tattica di gara a pochi minuti dal via, vista l’assenza di Sun e questo rischia di mandarlo in confusione. Cambiano i riferimenti, cambia tutto e anche nella testa di un campione come Greg si può creare un po’ di confusione. E’ bravissimo a gestire la situazione, a non andare in panico quando Cochrane cerca di metterlo in crisi alzando i ritmi in avvio. E’ bellissimo anche da vedere nella fase centrale di gara ma soffre in un finale che si complica maledettamente negli ultimi 150 metri quando Jaeger innesta le marce alte e prova ad avvicinarlo. Gli ultimi 30 metri sono di pura sofferenza ma alla fine i campioni si riconoscono anche da questo. E’ un oro sfavillante che non merita interrogativi, se e ma. In vasca c’era lui ed ha vinto con il pronostico a favore. Può migliorare ancora e lo sa bene. Lavorerà per presentarsi ancora più forte a Rio e per confermarsi più forte di tutti, con o senza Sun. Per ora si gode la vittoria più bella di una carriera già fantastica.

SIMONE SABBIONI 5.5: a forza di gareggiare, stavolta deve fare i conti con la stanchezza, quella che attanaglia le gambe. Nella prima frazione della 4×100 mista resta mezzo secondo al di sopra dei propri best e non gli si può chiedere molto di più. Non va alla deriva, sia chiaro, tocca terzo dietro Australia e Brasile. All’esordio in un Mondiale si disperdono tante energie ed è comprensibile arrivare svuotati all’ultimo giorno. E’ uno che impara in fretta e c’è da giurare che al prossimo giro sarà ancora più sul pezzo dal primo all’ultimo giorno.

ANDREA TONIATO 5.5: non hanno funzionato per tutto l’anno i 100 rana e anche oggi non riesce ad andare sotto al minuto lanciato, quando tra le nazionali che stanno davanti solo il “carneade” Stolarski, polacco, fa peggio di lui. E’ vero, era qui per i 50 ed ha sostituito Antonelli ma da lui ci si aspetta qualcosa in più anche sulla distanza olimpica.

MATTEO RIVOLTA 5.5: non può essere la stanchezza la motivazione di una prestazione al di sotto delle attese che costa qualche decimo prezioso alla nazionale azzurra. Aveva fatto segnare il record italiano due giorni prima con 51”64 e chiude con un 52” lanciato che grida vendetta, anche perché delle nazionali con cui ci si poteva giocare la qualificazione solo il britannico Barrett (non certo un protagonista della specialità) fa peggio di lui. Forse è ancora con la testa alla mancata finale individuale.

MARCO ORSI 6.5: il suo lo fa. Nonostante le fatiche, gli sforzi, le finali, le staffette, si prende la squadra in spalla, piazza un buon 48”2 e mette la mano davanti al Brasile. Non basta per la qualificazione ma l’Orsi di Kazan è una garanzia di qualità.

ELENA GEMO 5.5: non le si poteva chiedere di avvicinare il personale dopo tanti impegni così ravvicinati. Di limare qualche centesimo o, meglio, decimo dal 61”21 con chiude la prima frazione della staffetta mista sì. Combatte, non si risparmia ma alla fine soffre tantissimo e va fuori giri, compromettendo in parte la qualificazione della squadra.

ARIANNA CASTIGLIONI 6.5: nuota la quarta miglior frazione a rana del mattino con un 1’06”93 soddisfacente che riporta a galla l’Italia. Conferma lo stato di forma più che accettabile e anche una certa capacità nell’imbastire al meglio le gare e la propensione a non farsi prendere dal panico quando l’avversario sembra imprendibile. Tutte doti da coltivare per ottenere grandi risultati.

ILARIA BIANCHI 5.5: a una settimana di distanza si esprime in fotocopia rispetto alla gara individuale. Le manca proprio il lavoro che ti permette di mantenere lo stesso ritmo per 100 metri. E’ anche bella nella prima vasca, sembra aver ritrovato smalto e brillantezza, poi a 15 metri dalla fine si pianta letteralmente e compromette tutto chiudendo con un 58”25 lanciato che non è da lei.

ERIKA FERRAIOLI 5.5: da una settimana insegue la prestazione che faccia pendere l’ago della bilancia dalla parte giusta ma ancora una volta non riesce ad esprimersi sui suoi livelli. Anzi fa ancora peggio e qualche decimo che significherebbe qualificazione alla finale manca anche dalla sua prestazione.

FEDERICO TURRINI 5.5: due secondi e mezzo esatti in più rispetto al crono di Riccione ad aprile, quasi tutti da ricercare nella disastrosa frazione a rana che, di fatto, gli costa l’ingresso in finale. I rimpianti non mancano di certo per un obiettivo alla portata mancato per un soffio. Gli manca spesso qualcosa per ottenere i risultati sperati ma la crescita è indubbia e ripartire da un nono posto mondiale non è certo male. Si aspetta la stagione dell’esplosione definitiva.

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