Judo, Mondiali 2015: medaglie, sarà la volta buona per l’Italia?

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Quello che sta vivendo l’Italia del judo a livello iridato sta diventando un digiuno di medaglie troppo lungo per essere ulteriormente protratto: in uno sport che permette ad un gran numero di Paesi di salire sul podio (ventiquattro nell’edizione 2014) è difficile capire come mai gli azzurri non riescano ad ottenere questo risultato sin dal 2009, quando ad ottenere l’ultimo bronzo mondiale italiano ci pensò Elio Verde. Si può obiettare che l’Italia non è oggettivamente al livello delle grandi nazionali, quelle che occupano i primi posti del medagliere e che conquistano tante medaglie. L’Italia, poi, non ha neanche il fuoriclasse, l’atleta in grado di far dimenticare la scarsa quantità di alcune nazionali sostituendola con una grande qualità (la Majlinda Kelmendi o l’Ilias Iliadis di turno). La squadra azzurra si inserisce infatti in un limbo, quello di una squadra che dispone di un buon movimento, seppur non al livello dei migliori Paesi, e che possiede anche una schiera di alcuni judoka, ma non di veri e propri mattatori.

La verità è che salire su un podio mondiale, nel judo, è estremamente difficile, molto più che salire su un podio olimpico. I Mondiali non hanno un sistema qualificativo, e permettono alle nazionali di scegliere quali atleti convocare, optando dunque per quelli più in forma. Oltretutto, esiste la possibilità di schierare due atleti in una stessa categoria (senza però superare il limite di nove uomini e nove donne). Pensiamo, ad esempio, proprio ad Elio Verde, l’azzurro della categoria 66 kg: Giappone, Francia, Russia e Mongolia hanno deciso tutte di “doppiare” proprio i 66 kg, schierando otto judoka di altissimo livello, mentre alle Olimpiadi, ad esempio, ce ne sarà solamente uno per ciascun Paese.

Detto questo, le speranze più concrete di medaglia ai Campionati Mondiali di Astana 2015 restano legate alla squadra femminile. Sono proprio le donne, del resto, che hanno interrotto a Baku il digiuno di medaglie europee, andando a conquistare il bronzo a squadre. In Kazakistan, però, l’Italia non potrà schierare una squadra a causa delle discutibili convocazioni delle quali abbiamo parlato dei giorni scorsi, rinunciando, in particolare, ad una pedina fondamentale come Giulia Cantoni (70 kg). Le azzurre dovranno dunque puntare unicamente sulle proprie gare individuali, e gli occhi saranno puntati soprattutto su Odette Giuffrida (52 kg) ed Edwige Gwend (63 kg).

Giuffrida è reduce dal quinto posto europeo, dopo il quale ha combattuto poco, venendo eliminata subito al Grand Slam di Tjumen’ per mano dell’israeliana Roni Schwartz. Il suo compito sarà particolarmente difficile, anche perché ad Astana dovrebbe tornare sul tatami la kosovara Majlinda Kelmendi, intenzionata a difendere il suo titolo mondiale dopo le vittorie del 2013 e del 2014. Odette può comunque guardare con fiducia all’appuntamento iridato, non solo perché vanta già una vittoria, seppur risalente a due anni fa, su Kelmendi, ma perché quest’anno è già riuscita a battere le altre big della categoria, a partire dalla campionessa europea Andreea Chițu (Romania).

Gwend arriva invece dalla grande delusione degli Europei, dove è arrivata una sconfitta precoce, anche se va detto che la competizione continentale delle 63 kg è stata tra le più sorprendenti in assoluto. L’azzurra si è poi classificata quinta a Tjumen’, ma ad Astana dovrà resettare tutto. Le avversarie saranno sempre le solite note, con la francese Clarisse Agbegnenou in pole per difendere il titolo nonostante la stagione resa difficile da qualche infortunio, seguita a ruota dalla slovena Tina Trstenjak, dall’israeliana Yarden Gerbi ed ora anche dalla fresca campionessa europea Martyna Trajdos (Germania). Ad esclusione della francese, sono tutte atlete che Gwend ha già battuto almeno una volta.

Resta comunque molto difficile capire quando e da chi sarà interrotto il digiuno azzurro di medaglie: la competizione iridata è ricca di insidie e sorprese per tutti, e dunque non è detto che a salire sul podio sia un atleta meno atteso, o magari il capitano Antonio Ciano (81 kg), che potrebbe stabile un record di longevità per il judo italiano dall’alto dei sui trentaquattro anni, superando i trentadue anni con i quali Ylenia Scapin vinse il bronzo a Rio de Janeiro nel 2007.

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giulio.chinappi@oasport.it

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