‘Italia, come stai?’: un Mondiale esaltante, ma verso Rio 2016 si deve fare meglio

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Si è concluso ieri a Kazan il miglior Mondiale di sempre per l’Italia per quanto riguarda gli sport acquatici. Oltre ad aver stabilito il nuovo record di medaglie complessive (14, contro le 12 di Fukuoka 2001), il Bel Paese è riuscito per la prima volta a salire sul podio in tutti gli sport del programma, diventando la terza nazione a riuscire nell’impresa dopo Usa e Russia. Sono sei le medaglie olimpiche messe in carniere, un numero che, se ripetuto il prossimo anno a Rio, costituirebbe un bottino importante. Eppure si può e si deve fare ancora meglio. Vediamo nello specifico la situazione delle singole discipline.

Nuoto – Inutile negarlo, l’Italia è aggrappata ai suoi due grandi fuoriclasse: Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri. La Divina ha colto il sesto podio iridato consecutivo nei 200 sl (un record), trascinando le compagne ad uno storico argento nella 4×200 sl. Paltrinieri, con l’oro nei 1500 sl e l’argento negli 800 sl, si consacrato definitivamente tra i più grandi nuotatori azzurri di sempre. Su di loro bisognerà puntare tutto o quasi in vista delle Olimpiadi. Malgrado in bronzo nella 4×100 sl, non hanno convinto appieno i velocisti. Tolto un Filippo Magnini commovente, capace a 33 anni di regalare ancora prestazioni stellari e determinanti, Luca Dotto e Marco Orsi non hanno brillato nelle prove individuali, dove sono rimasti ben distanti dai loro primati stagionali. Lo stesso Orsi, malgrado il quinto posto nei 50 sl, non è mai apparso al top della forma. Un discorso che vale per il 70% della Nazionale, giunta in Russia con una condizione spesso approssimativa. Tanti, troppi atleti hanno nuotato tempi decisamente più alti rispetto a quelli fatti segnare dagli Assoluti in poi. Segno che qualcosa non va nei criteri di partecipazione delineati dalla Fin. Un’accusa che è stata lanciata dallo stesso Magnini. Tra i giovani, bene Simone Sabbioni ed Arianna Castiglioni, due talenti in rampa di lancio per Rio e, soprattutto, per il quadriennio successivo. Fondamentale sarà ritrovare Fabio Scozzoli per una rana che ha toccato il fondo. Continua a mancare nei grandi appuntamenti Ilaria Bianchi, mentre Matteo Rivolta non riesce a compiere il definitivo salto di qualità. Bocciato senza attenuanti l’ormai ex enfant prodige Andrea Mitchell D’Arrigo, lontanissimo per tutta la stagione da standard di rendimento accettabili: il talento non basta se non è affiancato dal giusto approccio mentale. Riassumendo: 200 sl femminili, 4×200 sl f., 1500 sl. Queste saranno le chance concrete di medaglia olimpica per l’Italia, mentre la 4×100 sl maschile dovrà migliorarsi sensibilmente per difendersi dall’inevitabile ritorno di Usa ed Australia e dalla probabile esplosione del Brasile.

Tuffi – Tania Cagnotto ha aggiunto una nuova perla, forse la più luccicante, ad una carriera già leggendaria. L’oro dal metro vale molto di più del bronzo agguantato dall’olimpico trampolino da 3 m. Epocale l’impresa di battere (finalmente!) le cinesi, da decenni padrone incontrastate di questa disciplina. Un risultato epico, che si colloca di diritto tra le più grandi gesta dello sport italiano. Sono quei momenti che cambiano la storia, come, ad esempio, la vittoria della nazionale di basket con il Dream Team americano nel 2004. Nonostante l’esito dei Mondiali, a Rio Tania giocherà le sue carte migliori nel sincro con Francesca Dallapé. Le due azzurre sono state frenate dalla pressione in Russia, tuttavia restano le favorite per una medaglia insieme alle imbattibili cinesi ed al Canada (anche se andrà assolutamente tenuta d’occhio la prorompente ascesa dell’Australia di Maddison Keeney ed Esther Qin). I fasti dell’era Cagnotto rischiano di terminare con le Olimpiadi brasiliane, quando l’azzurra porrà fine alla propria carriera. Al momento nessun italiano/a è pronto per raccoglierne l’eredità. Fondamentale sarà investire su alcuni giovani trampolinisti come Giovanni Tocci ed Andrea Chiarabini, oltre ad Elena Bertocchi e Laura Bilotta. Servirà tempo e, soprattutto, bisognerà essere consapevoli che ripetere i risultati di Tania sarà pressoché impossibile. Certi fuoriclasse nascono, se va bene, ogni 50 anni.

Nuoto di fondo – In generale, si nota una netta ripresa da parte di un settore maschile che ha faticato per diversi anni, mentre al femminile è in atto un ricambio generazionale che non ha ancora prodotto i frutti sperati. Concentrandoci sulla distanza olimpica dei 10 km, sono arrivati due pass fondamentali nella prova riservata agli uomini con Simone Ruffini (oro nella 25 km) e Federico Vanelli, entrambi in grande crescita e potenziali out-sider di lusso a Rio. Nonostante una stagione trionfale in Coppa del Mondo (quattro vittorie, l’ultima solo due giorni fa), Rachele Bruni ha mancato l’appuntamento con il podio nell’occasione più importante: potrà rifarsi alle Olimpiadi. Molto deludente, invece, la mancata qualificazione di Aurora Ponselé, finita addirittura fuori dalla top20. Si tratta di una nuotatrice potenzialmente dominante, dotata di mezzi fisici impressionanti. Tuttavia al momento difetta completamente dell’acume tattico fondamentale per elevarsi dallo status di promessa a quello di campionessa. In una gara dove contava quasi esclusivamente entrare tra le migliori 10 per approdare a Rio, la 23enne marchigiana ha attuato una tattica scriteriata, spendendo inutilmente tutte le energie all’inizio (oltretutto sbagliando anche strada) e ritrovandosi completamente svuotata nel finale. Un vero peccato, perché si tratta di un’atleta che alle Olimpiadi avrebbe potuto far saltare il banco. Invece dovrà guardarle in tv, sperando che la lezione si servita per il quadriennio successivo: l’età, per fortuna, è dalla sua parte.

Pallanuoto – Un bronzo che mancava da 12 anni, quello del Setterosa, ed il secondo quarto posto iridato consecutivo per il Settebello. Un bilancio buono, ma non entusiasmante, con tante zone d’ombra da chiarire e dissolvere. Partiamo dalla selezione tricolore maschile. Non è stato un buon Mondiale. Girone iniziale da incubo, sconfitta da Grecia e Stati Uniti, compagini di rango inferiore sulla carta. Mai in partita con la corazzata Serbia in semifinale, ultimo ko ancora con la Grecia nella finale per il bronzo che metteva in palio la qualificazione olimpica. Insomma, quattro brutte sconfitte che non possono venire cancellate dall’illusoria vittoria ai quarti con l’Ungheria (in fase calante). Il Settebello ha mostrato tante, troppe lacune. Va bene il ricambio generazionale messo in atto dal ct Sandro Campagna, tuttavia il gruppo era sostanzialmente lo stesso del bronzo europeo 2014 ed è parso decisamente regredito. Che la forma fisica non sia stata quella ottimale si è capito sin dal primo match con la Grecia: gli azzurri erano sempre molto lenti negli spostamenti difesa-attacco, così come i singoli spesso risultavano statici nel corso delle offensive. E’ mancato l’apporto dei giocatori di maggior classe (Pietro Figlioli ed Alex Giorgetti su tutti), mentre il totem Stefano Tempesti comincia ad accusare il peso dell’età. Diversi giovani, inoltre, difettano ancora della personalità necessaria a questi livelli. Campagna, inoltre, ha pagato carissima la scelta (sbagliata) di non inserire alcun mancino in rosa, rendendo gli attacchi troppo prevedibili, soprattutto in superiorità numerica. Urgono correttivi in vista delle Olimpiadi: fondamentale l’innesto del centro-boa italo-francese Michael Bodegas, oltre agli auspicati ritorni di Valentino Gallo, Niccolò Figari e, magari, Christian Presciutti.
Sicuramente positivo il Setterosa, tuttavia la sensazione è che a Kazan si sia persa un’occasione. Questa squadra ha un talento spropositato: può contare su due top-player nei ruoli chiave (Giulia Gorlero in porta e Teresa Frassinetti come centro-boa), oltre a delle tiratrici micidiali come Roberta Bianconi, Arianna Garibotti, Giulia Emmolo e l’eterna Tania Di Mario. E’ una squadra in grado di vincere qualsiasi competizione cui prende parte. Tuttavia, sin qui ha raccolto decisamente meno di quanto avrebbe potuto. Troppo spesso, nei momenti cruciali, le azzurre sembrano divorate dalla paura di vincere. Il braccio comincia a tremare, la responsabilità si fa sentire come un macigno. Spesso la matassa è stata sbrogliata dal capitano Di Mario, veterana di mille battaglie, che di personalità ne ha da vendere. Proprio dalla campionessa olimpica di Atene 2004 dovranno prendere spunto le compagne per compiere l’ultimo step verso la gloria a cinque cerchi.

Nuoto sincronizzato – Giorgi Minisini è l’uomo nuovo di questi Mondiali. Ha regalato all’Italia due bronzi fondamentali nella nuova specialità del sincro misto, aprendo scenari molto interessanti in ottica futura (soprattutto verso un possibile inserimento nel programma olimpico di Tokyo 2020). Per quanto riguarda le discipline ‘tradizionali’, le azzurre hanno lasciato intravedere qualche segnale di miglioramento, anche se le medaglie restano lontane. Sembra scontata la qualificazione del duo a Rio 2016, mentre con ogni probabilità la squadra dovrà giocarsi un posto con le eterne rivali del Canada.

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federico.militello@oasport.it

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2 thoughts on “‘Italia, come stai?’: un Mondiale esaltante, ma verso Rio 2016 si deve fare meglio”

  1. ale sandro scrive:

    Le ‘cartucce’ rimangono le stesse di prima di Kazan.
    Alle 9 che descrivete continuo a sognare in aggiunta,sperando si tramuti in realtà, il recupero di Leonardi formato 2014 e semplicemente i record personali eguagliati dai suoi primi due compagni di staffetta veloce. Sarebbe non meno di un secondo e mezzo recuperato, chissà che in mezzo alla lotta ,in ultima frazione, non possa saltar fuori qualcosa di molto buono.
    Per il resto ,parlando di pallanuoto, più che Bodegas, mi aspetto un reintegro di alcuni iridati di Shangai come Christian Presciutti e Gallo, oltre a prestazioni migliori da giocatori fondamentali come Giorgetti e la Emmolo. Rimango fiducioso per entrambe le qualificazioni.
    Per tutti quanti gli sport in ogni caso complimenti a tecnici e atleti,soprattutto di punta e lo staff.
    E un grazie ad OA per aver seguito così a fondo l’evento.

  2. Gabriele Dente scrive:

    Sono totalmente d’accordo su tutto. A conti fatti, se a Kazan abbiamo vinto 6 medaglie nelle prove olimpiche, a Rio avremmo la possibilità di vincere una medaglia in 9 gare (3 nel nuoto, 2 nei tuffi, 2 nel nuoto di fondo, 2 nella pallanuoto). Non credo che le vinceremo tutte ma la possibilità di eguagliare Kazan esiste e le circostanze favorevoli potrebbero anche farci migliorare. Magari con almeno 2 ori.

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