F1: Spa, un circuito intriso di storia, una pista che esalta i campioni

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Il circuito di Spa-Francorchamps è il più antico e famoso autodromo del Belgio. Situato nelle vicinanze di Francorchamps, una cittadina della municipalità di Stavelot ai confini con la municipalità di Spa, nelle Ardenne. Il circuito è sede del Gran Premio del Belgio di Formula 1, la cui prima edizione si svolse nel 1924, e inoltre della 24 Ore di Spa e di altre gare del calendario internazionale. Un teatro ideale di imprese eroiche che hanno esaltato i piloti al volante delle loro vetture, lungo le tante trappole che nasconde il tracciato belga.

Ma da dove comincia il mito di Spa? La storia del circuito è lunga e affascinante, ma inizialmente la pista era radicalmente diversa rispetto alla versione attuale. Il tracciato inizia la sua attività già nei primi anni ’20 ed è ricavato unendo, su progetto di Jules de Their, proprietario del giornale “La Meuse”, e del presidente del RACB (Royal Automobile Club Belgium) Henri Langlois Van Ophem, le tre strade statali che collegavano le cittadine di Malmedy, Stavelot e Francorchamps. La prima gara disputatasi sul tracciato si svolse nel 1922 e già nel 1924 si tenne la prima 24 Ore di Spa-Francorchamps, mentre nel 1925 gareggiarono per la prima volta a Spa le auto di Formula Grand Prix

Dall’idea degli organizzatori risultava un percorso di forma triangolare di circa 14 km, tra i più lunghi del calendario internazionale, e allo stesso tempo per via dei lunghi tratti rettilinei uno dei più veloci e impegnativi. Una pista in cui i campioni facevano la differenza, soprattutto dopo le modifiche al tracciato di fine anni 30 realizzate allo scopo di farne una delle piste più veloci d’Europa, in cui tra l’altro venne aggirata la lenta e contorta sezione dell’Ancienne Douane mediante una velocissima e ripida combinazione di curve destra-sinistra in salita (in 240 metri di pista si affronta un dislivello di 24 metri) che sarebbe diventata una delle curve più famose dell’automobilismo mondiale, il Raidillon (in francese: salita ripida), che è conosciuta al grande pubblico degli appassionati insieme alla curva sinistrorsa posta in fondo alla valle dell’Eau Rouge (Acqua rossa, dal nome del fiume che scorre sotto alla curva) e che vi si immette, formando la sezione Eau Rouge-Raidillon.

Dopo la Seconda guerra mondiale, la pista iniziò a ospitare il neonato Campionato mondiale di Formula 1, diventando uno dei banchi di prova più importanti per i piloti della massima categoria automobilistica. Infatti la maggioranza delle curve erano delle vere e proprie sfide da affrontare ogni giro a velocità pazzesche, col risultato di rendere evidente la differenza tra i piloti medi e i campioni. Oltre alle già citate Eau Rouge-Raidillon e Stavelot sono passate alla storia curve come la vecchia Malmedy (una lunga curva a destra in forte discesa, rallentata a partire dal 1970 da una chicane), Masta (la serrata sequenza sinistra-destra da affrontare in pieno in mezzo alle case posta a metà del rettilineo di Masta) e la Blanchimont (che fa parte dell’attuale tracciato). Tuttavia con lo sviluppo tecnologico che avanza la pista belga diventava troppo pericolosa e fu così che dopo l’edizione del 1970, su pressione del sindacato piloti guidato da Jackie Stewart, si decise di trasferire la prova belga del mondiale prima a Nivelles  e poi a Zolder.

A fine anni ’70 la direzione dell’autodromo decise di costruire un nuovo tracciato che continuava a usare i tratti di viabilità ordinaria dalla curva di Blanchimont sino alla fine del rettilineo del Kemmel, uniti dal vecchio tornante de La Source e da una nuova bretella permanente che collegava le altre due estremità rimaste del vecchio tracciato. La nuova pista lunga poco meno di 7 km venne quindi inaugurata nel 1979 da una travagliatissima edizione del GP motociclistico del Belgio, con l’obiettivo di riportare nelle Ardenne la gara di Formula Uno. Nel 1980 venne inoltre inserita una nuova doppia chicane denominata Bus stop, in quanto situata in prossimità di una fermata degli autobus di linea tra la curva di Blanchimont e il tornante de La Source. In quegli stessi anni, nuovi box per la Formula 1 furono costruiti poco prima di quest’ultima curva, conseguenza della creazione di una linea di partenza per le monoposto della massima categoria automobilistica i cui regolamenti, nel frattempo, richiedevano ai circuiti che la zona di partenza fosse situata in piano (requisito che il vecchio rettilineo dei box di Spa, tuttora in uso per le altre categorie, non possedeva). Il GP del Belgio tornò così a Spa-Francorchamps nel 1983 e poi definitivamente dal 1985.

Altre modifiche, soprattutto posteriori alla morte di Ayton Senna, sono seguite tuttavia le caratteristiche particolari del circuito belga sono rimaste intatte, conservando una figura di mito senza tempo, capace di esaltare diverse generazioni di piloti, stimolati e vogliosi di mettersi alla prova in un contesto sempre estremamente difficile. Potremmo citare il GP del 1998 sotto un autentico nubifragio con un Michael Schumacher, su Ferrari, “re della pioggia” con distacchi ciclistici sugli avversari salvo poi incappare in un incidente con  un doppiato (la Mclaren di David Coulthard) e doversi ritirare.

Questo è solo uno dei tanti episodi che descrivono la leggenda di Spa e la sua imprevedibilità, avvalorando ulteriormente la nomea di “Università dell’automobilismo”.

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Foto: Wikipedia

Twitter: @Giandomatrix

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