Atletica, Mondiali 2015 – Bolt serve la tripletta! Eaton record del Mondo, Farah doppietta da leggenda, Kuchina alto da sogno

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Ottava giornata spettacolare e di grandi prestazioni ai Mondiali 2015 di atletica leggera. A Pechino sono stati assegnati ben sei titoli nel penultimo pomeriggio di gare.

 

DECATHLON:

La giornata del Record del Mondo firmato da Ashton Eaton (9045 punti). CLICCA QUI per la cronaca e per saperne di più di questa autentica impresa.

 

4×100 METRI (maschile) – Finale:

Usain Bolt è sempre più nella storia! Dopo i trionfi sui 100m e 200m conquista il terzo oro a questi Mondiali e realizza così la terza tripletta iridata della carriera dopo Mosca 2013 e Berlino 2009. Tredicesima medaglia, addirittura undicesimo oro: nessuno come lui. E se non ci fosse stata quella partenza di Daegu staremmo parlando di record ancora più incredibili.

Cambio disastroso tra Carter e Powell capace poi di recuperare e affidare un buon testimone ad Ashmeade, ma gli USA stanno volando.

Il Fulmine prende il testimone in ultima frazione e poi sfreccia sul rettilineo finale (37.37), infilzando gli USA protagonisti di un ultimo cambio disastroso tra Gay e Rodgers mentre in precedenza Brommel e Gatlin aveva corso un’ottima frazione. Arriverà poi la squalifica per la squadra stelle e strisce proprio per quell’ultimo passaggio di testimone fuori zona.

Medaglia d’argento inaudita, incredibile e inattesa per i padroni di casa della Cina davanti a 90mila spettatori esterrefatti. Youxue Mo, Zhenye Xie, Bingtian Su, Peimeng Zhang sono eroi della Patria in 38.01, bronzo al Canada (38.13) che fa meglio della Germania di Reus (38.15) e della Francia di Lemaitre (38.23).

 

5000 METRI (maschile) – Finale:

Mo Farah è davvero imbattibile, il più forte fondista dell’ultimo decennio. Qualsiasi gara si decide di tenere, il naturalizzato britannico riesce comunque a imporsi. Seconda doppietta consecutiva 5000-10000m ai Mondiali, terzo oro iridato di fila nella mezza distanza, a cui si aggiunge anche la doppietta alle Olimpiadi 2012 e quella agli Europei 2014 e 2010: un mostro. È il primo fondista a vincere 7 medaglie spalmate sulle due discipline ai Mondiali: meraviglioso.

Oggi gli avversari hanno proposto un buon ritmo, poi il pallino è passato al kenyota Ndiku che ha cercato l’allungo decisivo alla campanella. Farah è rimasto in scia, ha ricucito centimetro dopo centimetro durante l’ultimo giro e ha poi operato il sorpasso decisivo sulla retta finale quando Ndiku è scoppiato. Il 32enne si impone in 13:50.38, davanti al kenyota Caleb Mwangangi Ndiku (13:51.78) e all’etiope Hagos Gebrhiwet (13:51.86).

 

SALTO IN ALTO (femminile) – Finale:

Un livello letteralmente mostruoso! Sei atlete a giocarsi la medaglia a 2.01, addirittura in tre a caccia dell’oro alla vertiginosa quota di 2.03, 1.99 non è bastato per salire sul podio come invece capitato in moltissime altre occasioni internazionali.

La nuova Campionessa del Mondo è colei che è stata bastonata più volte da Alessia Trost a livello giovanile: Maria Kuchina. La russa, battuta dall’azzurra l’ultima volta un paio di mesi fa ai poco significativi Europei U23 e contro cui spareggiò ai vittoriosi Europei indoor dello scorso marzo, si impone al termine di una gara magistrale, protagonista di un percorso netto da applausi che l’ha issata fino a 2.01 (suo personale) senza alcun errore! A quel punto la 22enne è la chiara favorita per l’oro e non si lascia pregare, sbagliando di un soffio la seconda prova a 2.03. La ragazza di Prochladnyj fa così il big con il Mondiale indoor vinto lo scorso anno.

Si deve arrendere l’icona Blanka Vlasic che esce di pedana tra le lacrime. L’icona croata realizza 2.01 al primo tentativo ma è seconda per colpa di un errore di distrazione a 1.92: se non lo avesse commesso si sarebbe disputato uno spareggione per il titolo. Questi “parimeriti” ad alte quote sono davvero un incubo per la Campionessa del Mondo 2007 e 2009, che perse l’oro olimpico proprio qui a Pechino nel 2008 pur avendo saltato 2.05 come la Hellebaut. La 31enne conquista comunque la quarta medaglia iridata della carriera (oltre ai due ori si aggiunge l’argento del 2011).

La medaglia di bronzo va al collo di Anna Chicherova. La Campionessa Olimpica salta 2.01 alla seconda prova e conferma così il risultato di Mosca 2013, quinta medaglia iridata della carriera contando il trionfo del 2011 e gli argenti del 2007 e 2009.

 

800 METRI (femminile) – Finale:

La grande sconfitta di Eunice Sum. La kenyota, Campionessa del Mondo in carica, era pronostica facile vincitrice con un annunciato dominio e invece succede quello che non ti aspetti, anche se i turni eliminatori avevano trasmesso qualche crepa.

La Sum si mette subito al comando, passa in testa alla campanella ma a metà dell’ultimo giro viene affiancata all’esterno da chi non ti aspetti: Marina Arzamasova. La bielorussa fiuta le difficoltà della superfavorita e tenta l’allungo. Entra al comando sul dritto finale, la Sum prova a sorpassarla ma non ne ha.

La 27enne, alla prima finale iridata della carriera, trionfa in 1:58.03 realizzando una delle più grandi sorprese di questa rassegna iridata, precedendo la sbalorditiva canadese Melissa Bishop (1:58.12) mentre per Eunice Sum c’è solo un’amara medaglia di bronzo (1:58.18).

 

4×100 METRI (femminile) – Finale:

La Giamaica si conferma squadrone imbattibile e conquista meritatamente l’oro dominando la prova in 41.07, record dei Campionati. Veronica Campbell-Brown (bronzo sui 200m), Natasha Morrison, Elaine Thompson (argento sui 200m), Shally-Ann Fraser-Pryce (Campionessa del Mondo sui 100m). Avevano già vinti i Mondiali di staffetta la scorsa primavera a Nassau.

Gli USA si prendono l’argento (41.68) trascinati dalla Campionessa dei 400m Allyson Felix, English Gardner, Jenna Prandini e Jasmine Todd, bronzo a Trinidad & Tobago di Kelly-Ann Baptiste e Michelle-Lee Ahye (42.03, record nazionale). Squalificati i Paesi Bassi per un passaggio di testimone irregolare in ultima frazione: prestazione eccezionale di Dafne Schippers dopo il mirabolante 200m di ieri.

 

LANCIO DEL DISCO (maschile) – Finale:

A 32 anni Piotr Malachowski corona una lunghissima rincorsa all’oro mondiale che gli era sempre sfuggito (argento nel 2013 e 2009) nello stadio in cui conquistò il secondo posto alle Olimpiadi 2008.

Il polacco scaglia il suo attrezzo a 67.40 precedendo il sorprendente belga Philip Milanov (66.90, record nazionale) e il connazionale polacco Robert Urbanek (65.18).

 

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