Alessandro Ballan, fine della squalifica amaro: “Fatemi tornare in gruppo”

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Ha vinto un Campionato del mondo e due Giri delle Fiandre. Insomma, non è un signor nessuno. Domani scade la squalifica ad Alessandro Ballan inflittagli per quanto emerso nell’inchiesta di Mantova. E il veneto, sulla Gazzetta dello Sport di oggi, ha rilasciato un intervista dai toni dimessi. Queste le sue parole più importanti.

L’onestà nel ciclismo non sempre paga. Se quando sono stato ascoltato dalla Procura antidoping fossi stato bugiardo, probabilmente non sarei mai stato squalificato” dice. “Certo, ho voluto mollare. Nei primi quindici giorni dopo la squalifica non andavo più in bici. Poi ho pensato che molti, anche in situazioni peggiori, sono tornati. Mi sono aggrappato alla famiglia e a qualche amico, da qualcun altro mi sono allontanato. Mi si è riaccesa la lampadina, mi è venuta ancora una voglia pazzesca del gruppo, delle corse, del ciclismo. Questo sport mi ha dato tantissimo. Per me è un amore e voglio ancora bene alla bici”

Le mie prospettive di ritorno alle gare? Il problema principale è l’Mpcc che vieta di tesserare chi ha avuto più di sei mesi di squalifica. Ti toglie tante possibilità, soprattutto per le Professional che aderiscono quasi tutte a questo movimento. Lo fanno per fare bella figura, per avere gli inviti alle corse salvo poi scappare se vengono toccati. Poi non capisco: le regole dovrebbe farle solo l’Uci, il nostro governo mondiale. E io —per le norme Uci — da lunedì torno a essere corridore”

Posso dare tanto continua-: cuore, gambe, polmoni, esperienza… Nelle corse in Belgio, soprattutto, posso fare ancora bella figura. Anche in appoggio di un giovane forte potrei essere importante. Credo di poter avere una seconda possibilità, ma non per niente, perché sono ancora un buon corridore“.

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