Tour de France 2015: se vince la noia…

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Un’occasione in meno, e ormai ne restano solo due. Oggi c’erano tutte le condizioni per assistere ad una tappa spettacolare: avvio nervoso con un’interminabile sequenza di salite agevoli che però non garantivano un attimo di pausa, ascesa al tostissimo Glandon e ultimo dente prima dell’arrivo nella valle di Maurienne, a pochi passi dal Frejus.

Lo spettacolo c’è stato, sì, ma tra corridori che hanno distacchi se non siderali, quantomeno parecchio significativi dalla maglia gialla. Gli uomini di classifica, in tutta onestà, ci hanno provato: forse però mancavano le gambe, forse addirittura la condizione. Più semplicemente, Chris Froome si è dimostrato inattaccabile, avendo oltretutto ritrovato un Geraint Thomas in grande spolvero. Così le azioni dei Contador, dei Nibali e dei Quintana duravano una manciata di pedalate: pochi secondi, il tempo di guardarsi indietro e di accorgersi che il buco, se c’era, era di talmente pochi metri da non rappresentare un valido motivo per insistere. Così le emozioni più grandi arrivavano dalla fuga, dalla cavalcata solitaria di Romain Bardet e da un Talansky che in perfetto stile Garmin-Cannondale sbagliava i tempi dell’azione: dietro qualche scaramuccia, e poi testa bassa a pedalare a fianco dell’inafferrabile white kenian.

Particolare il ciclismo: è quello sport in cui se i big non si danno battaglia (o se qualcuno li blocca in partenza per manifesta superiorità) tutti urlano alla noia, se invece esagerano con gli scatti o con la frequenza di pedalate tutti urlano al doping. Si troverà mai un giusto compromesso?

foto: pagina Facebook Team Sky

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marco.regazzoni@oasport.it

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