Tour de France 2015: Sagan, solo sfortuna?

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Secondo a Zèlande, terzo a Cambrai, secondo ad Amiens, secondo a Le Havre, terzo a Fougères, secondo a Rodez: quest’oggi Peter Sagan ha toccato quota sei podi al Tour de France 2015, senza però aver ancora centrato l’agognato successo.

Nel 2014 fu secondo ad Harrogate, Londra, Nancy, Saint-Étienne e terzo a Nîmes: senza proseguire oltre con quest’analisi storica, va ricordato come il forte slovacco abbia sin qui conquistato solo quattro successi parziali alla Grande Boucle. Il “solo” è d’obbligo e non va certo inteso in senso umiliante, tutt’altro: stupisce davvero che un corridore con queste potenzialità abbia conquistato un numero così limitato di vittorie nella corsa più importante del mondo, soprattutto a fronte di quell’impressionante sequela di piazzamenti che sembra non avere termine.

Peter Sagan è un corridore eccezionale: velocista in grado di regolare i migliori sprinter anche in un’epoca nella quale la concorrenza delle ruote veloci è di altissimo livello, riesce notoriamente a dire la sua persino in arrivi come quello odierno, più mossi, più da grande classica, e dunque le sue chance di vittoria aumentano esponenzialmente rispetto, ad esempio, ad un Mark Cavendish o ad un André Greipel. Eppure la percentuale di trionfi al Tour de France è piuttosto bassa di fronte a una simile mole di risultati: solo sfortuna?

No, ci sono degli errori precisi e notevoli. Difficile parlare di inesperienza per un ragazzo che sì, ha 25 anni, ma gareggia ad alto livello da ormai sei stagioni. Tuttavia è innegabile che la scelta di tempo non sia la sua arma migliore: a volte parte troppo presto, a volte non parte proprio, come nella tappa odierna quando ha tentato di superare all’interno Greg Van Avermaet senza però sembrare troppo convinto (eppure il belga stava eseguendo uno sforzo incredibilmente arduo, avendo affrontato tutta la salitella finale in prima posizione). Il talento c’è, l’esplosività pure, per non parlare della squadra che gli serve spesso le volate su un piatto d’argento nonostante non debba mai perdere di vista Alberto Contador: mancano però lucidità e senso tattico. Due doti fondamentali per essere un campione vero.

foto: pagina Facebook Tinkoff-Saxo

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marco.regazzoni@oasport.it

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