Tour de France 2015, il pagellone finale. I voti dei protagonisti (e non) della Grande Boucle

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Chris Froome, voto 9: sì, l’ultima settimana è stata negativa, ma tutti gli indizi (Tour 2013) portavano ad un simile rendimento. Il britannico ha comunque potuto permettersi un calo del genere, dopo dei primi quindici giorni di corsa semplicemente da urlo. Perfetto nei trabocchetti iniziali (vento, pavé, muri), apparso migliorato anche in discesa e soprattutto molto più abile tatticamente rispetto al recente passato. Certo, il suo stile non farà innamorare per la meccanicità delle sue azioni e per la potenza del Team Sky (voto 8), ma non restare a bocca aperta durante la sua fantascientifica progressione a La-Pierre-Saint-Martin è pressoché impossibile. Quell’attacco, insieme ad una prima settimana impeccabile, gli hanno garantito una seconda Maglia Gialla assolutamente meritata.

Nairo Quintana, voto 7: sulla distanza sarebbe il più forte, ma se ne ricorda soltanto alla 19esima e alla 20esima tappa, forse stregato dalla mazzata inflittagli da Froome sui Pirenei. E’ brillante su ogni salita, ma lo dimostra con scattini di fatto inutili portati soltanto a tappe (o ad ascese) già terminate. Quando decide di fare all-in, però, ricorda a tutti perché è stato spesso proclamato come il miglior scalatore del Tour: in due giorni recupera 1’58” a Froome, seppur non mettendo mai davvero in discussione la sua leadership. Un peccato. Come nel 2013, diventa davvero esplosivo soltanto nel finale. Ma questa volta i rimpianti sono enormi. Perlomeno si conferma.

Alejandro Valverde, voto 6,5: disputa probabilmente uno dei migliori Tour de France della carriera, tant’è che si ritrova anche a salire sul podio. Meritatamente o meno, è un altro discorso. Come Quintana e un po’ tutta la Movistar (voto 5) decide di dare fuoco alle polveri soltanto nelle ultime due giornate, dimostrando di avere la forza per mettere in difficoltà il Team Sky e Chris Froome. Fino a giovedì, tuttavia, il suo passatempo preferito era stoppare tutti i tentativi di fuga di Contador. Tatticamente rivedibile, come spesso gli capita, ma senz’altro in gran condizione per tutte e tre le settimane.

Vincenzo Nibali, voto 7: la prima settimana e mezza è catastrofica, nonostante la buona cronometro iniziale. Tra il tempo perso a Zelande (colpa dell’Astana, certo, ma anche sua) e il clamoroso crollo di La Pierre-Saint-Martin vanifica tutte le possibilità di bissare il successo dello scorso anno (la foratura ai piedi dell’Alpe d’Huez è a parte) e di salire sul podio. La squadra viene a mancare (voto 5,5) ma il prosieguo è un susseguirsi di emozioni e passione, quella che da parte dei tifosi francesi non è mai mancata e che i tifosi italiani gli hanno (ri)dimostrato soltanto nell’epica vittoria di La Toussuire. Una rivincita su tutti i detrattori che lo davano già per finito. Scatta su ogni salita, incurante di watt, VAM, misuratori e marchingegni vari. Lo Squalo li lascia agli altri, lui ci mette il coraggio. Grazie Vincenzo, anche per i rimpianti per una condizione comunque indegna nella parte iniziale.

Alberto Contador, voto 6,5: prova a sfruttare la testa e l’immenso talento a disposizione. Le gambe, però, non girano proprio mai. I tentativi di attaccare da lontano Froome e il Team Sky (e sono diversi) si spengono sempre dopo centinaia di metri. Ha il merito di non mollare mai se non nelle ultime due tappe quando cede di schianto, confermando come l’accoppiata Giro-Tour nel ciclismo moderno sia una chimera. Per la sua caparbietà, per la classe e per la fantasia, il Pistolero merita comunque applausi a scena aperta. Ad avercene.

Robert Gesink e Bauke Mollema, voto 6: un Tour passato quasi sempre a cercare di tenere la ruota di Froome&co. non senza difficoltà, cedendo inevitaiblmente il passo dopo aver fatto l’elastico magari per diversi chilometri. Lottano con tutta l’energia a loro disposizione, ma il distacco dai primi cinque resta abissale per i due olandesi, rispettivamente sesto e settimo a Parigi. Compitino portato a casa diligentemente.

Mathias Frank, voto 7: si scopre improvvisamente uomo da Grandi Giri, considerando che il suo miglior piazzamento fin qui era stato un 83esimo posto al Giro d’Italia 2012. L’elvetico entra nella Top 10 con la fuga di Pra Loup ma non a caso, perché saprà restarvi splendidamente nelle tappe successive dimostrando un’ottima tenuta in salita. Un ottavo posto che, in casa IAM, difficilmente avrebbero prospettato alla vigilia.

Romain Bardet, voto 6,5: talento cristallino, nono nella generale alla fine anche se ci si poteva attendere qualcosa in più. L’impresa confezionata a St-Jean-de-Maurienne, però, è un vero e proprio saggio di classe: spettacolare in discesa, superlativo in salita quando trova la gamba giusta. Fa esaltare il pubblico francese per il suo coraggio ed è anche il supercombattivo del Tour.

Tejay van Garderen, voto 5,5: non crederemmo di sbagliare il pronostico se, in caso di mancato ritiro (sfortunatissimo a tal proposito), lo statunitense fosse arrivato in sesta posizione a Parigi. Già prima dell’abbandono aveva dato segni importanti di cedimento.

Thibaut Pinot, voto 6: salva in extremis un Tour de France pessimo con la straordinaria vittoria sull’Alpe d’Huez. Fin lì, però, il coraggio e la spregiudicatezza messe in mostra sui Pirenei e sulle Alpi non sarebbero bastate per regalargli la sufficienza. Conferma la casualità del podio dello scorso anno e, soprattutto, di dover ancora crescere molto per poterci ritornare.

Richie Porte e Wout Poels, voto 8: il primo è il vero regista del Team Sky, dimostrando un grande senso tattico (oltre ad una gran gamba, eccezion fatta per qualche momento di difficoltà) soprattutto sull’Alpe d’Huez, quando frena Poels e la sua voglia di balzare addosso a Quintana. Peccato non averlo avuto in queste condizioni al Giro. Il secondo, invece, si sostituisce idealmente a Geraint Thomas dopo la crisi di quest’ultimo, scortando Froome sulla Croix de Fer e svolgendo un lavoro preziosissimo. Un potenziale Top 10, se corresse da capitano.

Geraint Thomas, voto 5,5: saranno stati anche i postumi dello spettacolare capitombolo nella tappa di Gap, ma il britannico crolla completamente nelle ultime due tappe alpine. Ovvero quando capitan Froome avrebbe avuto bisogno del suo grande talento. Sparisce quando non dovrebbe, ma la Sky ha trovato un altro potenziale vincitore di Grandi Giri.

Warren Barguil, voto 6: si parla molto di Bardet e Pinot, ma poco del 23enne della Giant. Sbagliando. Il ciclismo francese potrà contare anche sullo scalatore bretone, in grande spolvero per due settimane e mezzo. Poi cala, ma il futuro è anche suo.

Tanel Kangert, Jakob Fuglsang e Michele Scarponi, voto 6: gli scudieri di Vincenzo Nibali dell’ultima settimana. Si rivitalizzano insieme al proprio capitano, scortandolo in salita e preparandogli il terreno per ogni attacco. Da applausi nella tappa dell’impresa dello Squalo.

André Greipel, voto 10: quattro vittorie su cinque volate, un dominio indiscusso ed indiscutibile. Avrebbe avuto anche la lode se non fosse stato per lo sprint vincente di Mark Cavendish (voto 5,5) a Fougères, dove comunque arriva secondo. Il Gorilla strapazza tutti a Zelande, ad Amiens a Valence e infine mette la ciliegina sulla torta sugli Champs-Élysées, per la vittoria più bella della carriera. Non ha a disposizione una squadra eccezionale, ma la sua immensa potenza gli consente sempre di aggredire straordinariamente tutti gli sprint.

Peter Sagan, voto 7: facendo le dovute proporzioni, si dimostra il corridore più forte del Tour de France 2015. Potrebbe divorare gli avversari e conquistare la quarta Maglia Verde consecutiva. La classifica a punti è dominata dalla seconda settimana in poi, sul primo punto invece c’è da lavorare: cinque volte secondo, due volte terzo e un totale di undici (!!!) Top 10 di tappa. I problemi, arcinoti, sono tattici: non si muove mai in maniera opportuna, spesso ritardando quegli affondi che sarebbero irresistibili. A digiuno per il secondo anno consecutivo.

Joaquim Rodriguez, voto 6,5: vorrebbe curare anche la classifica generale, ma a La Pierre-Saint-Martin si accorge subito di non esserne in grado. Il bottino di consolazione, tuttavia, è quantomai discreto, per usare un eufemismo. Purito si porta a casa due tappe: una sul Mur de Huy e francamente c’erano pochi dubbi, l’altra a Plateau de Beille con un forcing inarrestabile. Potrebbe puntare poi alla maglia a pois, ma scompare sulle Alpi.

Daniel Teklehaimanot, voto 8: l’uomo della storia per la sua Eritrea. Veste una bellissima maglia a pois per quattro giorni, cercando poi di inserirsi in diverse fughe pirenaiche ed alpine. Il fiore all’occhiello di un’altrettanto straordinaria MTN-Qhubeka (voto 8), primo team africano a vincere una tappa al Tour con Stephen Cummings.

Rubén Plaza, voto 7: una delle vittorie più inaspettate. A 35 anni, lo spagnolo si toglie probabilmente la più grande soddisfazione della carriera con il successo di Gap, quando riesce a diventare irraggiungibile anche per Peter Sagan. L’unica gioia dell’unica squadra italiana presente al Tour, la Lampre.

John Degenkolb, voto 5,5: due volte secondo, tre volte quarto. Ma anche l’impressione di non avere mai lo spunto giusto per vincere. Non benissimo per il vincitore della Sanremo e della Roubaix. Rimandato alla Vuelta?

Matteo Trentin, Daniel Oss, Manuel Quinziato, Matteo Tosatto, Daniele Bennati, voto 7: sempre al vento, sempre a lavorare per i vari Martin, Stybar, Cavendish,Contador e van Garderen (finché è durato). Trentin ha provato a lanciarsi in fuga nella tappa di Valence, ma senza successo. Bravi comunque.

Adam e Simon Yates, voto 6: sono ancora acerbi e si vede. Ma attenzione. I gemelli britannici dell’Orica GreenEDGE non hanno mancato di far intravedere le loro qualità in diverse tappe complicate, con tanti tentativi di fuga e piazzamenti importanti sul traguardo. Ne sentiremo parlare.

Greg Van Avermaet, voto 7: tra lui e Sagan, gli eterni piazzati degli ultimi anni, doveva pur vincere qualcuno a Rodez. Al termine di un’estenuante volata la spunta il belga, che piazza la prima zampata della carriera al Tour.

Rohan Dennis, voto 7: menzione speciale per la prima Maglia Gialla del Tour, a sorpresa ma non troppo. Decisivo poi anche nella vittoria della cronosquadre per la sua BMC. Può puntare ad una medaglia all’appuntamento iridato.

Adam Hansen, voto 12: no, non stiamo delirando. Dodici è il numero (pazzesco) di Grandi Giri portati a termine consecutivamente dall’highlander australiano. Dalla Vuelta del 2011 al Tour del 2015, il buon Adam non si è mai ritirato nel corso delle tre settimane. Chapeau.

Sebastien Chavanel, voto 10: l’ultimo della generale a quasi cinque ore da Froome. Giù il cappello anche per lui per essere arrivato a Parigi.

Thomas Voeckler, voto 2: chi l’ha visto?

Filippo Pozzato, voto 2: leggi Voeckler.

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Foto: Pagina Facebook Team Sky

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