Tour de France 2015: il ciclismo, questione di attimi

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150, 200, 220 km di corsa e tutto si decide in un attimo. Mesi ad inseguire i propri obiettivi, magari un successo parziale, magari qualcosa di più grande, e tutto cambia in una frazione di secondo. Spesso nemmeno per colpa propria. Lo sport è così: incredibilmente crudele. Il ciclismo accentua questo lato: un attimo di disattenzione, quasi sempre altrui, e tutto finisce lì.

Probabilmente è finita così la corsa in giallo di Tony Martin, che non avrebbe certo potuto portare il simbolo del primato sino a Parigi, ma ogni giorno con quella maglia sulle spalle fa aumentare prestigio, fiducia in se stessi, notorietà, persino il conto in banca. E ha rischiato di finire lì il Tour de France di Vincenzo Nibali, fortunatamente illeso – o quasi – dopo una caduta nella quale lui è stato solamente tirato in mezzo: era lì, a fianco della maglia gialla, per giocarsi le proprie chance di vittoria su un traguardo intrigante, dolce ma ascendente, leggero ma impegnativo. Per provare a ruggire dopo alcune giornate non ottimali, dove alla sfortuna si erano mischiati atteggiamenti discutibili della propria formazione. In ogni caso, guardiamo il lato positivo: poteva andare molto peggio. Vincenzo poteva rimediare un infortunio alla spalla, lo stesso di Martin, un handicap incolmabile in vista delle grandi montagne: invece, solo pochi graffi. Nella sfortuna, la legge del ciclismo gli ha sorriso, come ha sorriso ad un Chris Froome sfiorato da Nibali in arrotamento, autore di una formidabile sbandata e di un altrettanto formidabile controllo per mantenere la bicicletta in piedi e arrivare al traguardo illeso: perché quando si cade, non si sa mai cosa può accadere.

Ma il ciclismo è questione di attimi anche per vicende molto meno drammatiche e più prettamente sportive. L’attimo in cui Zdenek Stybar si accorge che tutto è saltato alle sue spalle e allora bisogna andare via, tirare dritti, inseguire un insperato successo personale: l’attimo in cui Peter Sagan si rialza, si guarda, cerca aiuto, e intanto Stybar se ne va condannandolo all’ennesimo piazzamento. L’attimo in cui, un paio di giorni fa, il lanciatissimo treno della Giant-Alpecin imbocca una rotonda dal lato sbagliato e sprofonda nella pancia del gruppo, privando di fatto John Degenkolb della possibilità di giocarsi la vittoria. In un attimo, tutto può cambiare. In un attimo, mesi di preparazione possono saltare e fare urlare al fato avverso. In un attimo, mesi di preparazione possono invece esaltare un atleta attento, bravo e fortunato. Perché senza fortuna, nel ciclismo e in ogni sport, non si va da nessuna parte.

foto: pagina Facebook Tony Martin

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marco.regazzoni@oasport.it

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