Tour de France 2015: al Tourmalet volano le aquile

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Proprio sul Tourmalet c’è il monumento a Octave Lapize, lo sfortunato eroe di cui parlavamo ieri, peraltro nell’anniversario – il novantottesimo – della morte. Anche se probabilmente fu sull’Aubisque che il corridore francese urlò “assassini!” agli organizzatori, il Tourmalet rappresenta il simbolo dei Pirenei per antonomasia.

Si tratterà dell’ottantesimo passaggio sulla montagna che regala il souvenir Jacques Goddet, premio cash di cinquemila Euro assegnato in corrispondenza della vetta: dal 1910, quando proprio Lapize sbucò primo, ad oggi, è passato più di un secolo, eppure il Tourmalet spaventa ancora. Prima illude, con quei 5 km tra il 2 e il 4%. Poi si inerpica dolcemente, un 5% che quasi non fa male. Infine ti prende e ti scaraventa a terra, perché per 10 km dei 17 non scende mai sotto al 7% e anzi quasi sempre è tra il 9 e 10%. Soprattutto, spaventa perché in cima, ai suoi 2115 metri, volano le aquile.

In tempi recenti, ricordiamo questa montagna per l’abbraccio collettivo a Vincenzo Nibali, dodici mesi fa, nell’ultima tappa dura di quel memorabile Tour de France: sull’ascesa conclusiva verso Hautacam, poi, il siciliano appose il suo ultimo sigillo per ringraziare i tifosi. L’auspicio, dopo le difficoltà di ieri, è quello di ritrovare su queste vecchie e amate strade le sensazioni vincenti: dove volano le aquile, può volare uno Squalo.

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marco.regazzoni@oasport.it

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