F1: Jules Bianchi, un tributo ad un cavaliere solitario su 4 ruote

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La scomparsa del pilota di F1 Jules Bianchi, di queste ore come riportato nell’articolo,  fa rivivere negli appassionati di motori quelle sensazioni che un po’ tutti avevamo dimenticato o forse si fa fatica a ricordare legate a ciò che non possiamo controllare e all’imponderabile. Le morti in pista, o comunque la cui causa è la competizione, sono molteplici e hanno coinvolto piloto illustri come Gilles Villeneuve e Ayrton Senna o, sulle due ruote in tempi recenti, Marco Simoncelli. Tragedie che colpiscono l’animo e fanno fatica ad essere metabolizzate perchè, vuoi o non vuoi, tutti siamo alla ricerca di una spiegazione che non è possibile dare.

Quello che è certo è che, forse, solo in questi momenti si comprende quanto e come un pilota sia solo nel proprio darsi su un circuito da corsa. Noi,dalla tv e da spettatori, vediamo questi missili sfrecciare a più di 300 Km/h pensando che siano invulnerabili e che niente e nessuno possa fermarli. In realtà, non è così. In questa visione, quasi da eroi, i drivers sono degli uomini soli, racchiusi nei propri pensieri, per realizzare i loro sogni, sfidare le leggi della fisica ma soprattutto se stessi, alla ricerca costante, spasmodica di quel limite, una linea talmente sottile da essere impercettibile per noi comuni mortali. Come diceva Ayrton Senna: “Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto. Se una persona non ha sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà”.

Jules aveva una grande aspirazione, quella di diventare un pilota Ferrari e quella tuta rossa l’aveva potuta solo sfiorare, nel ruolo di terzo pilota con la prospettiva che, un giorno, sarebbe stato suo il sellino del Cavallino Rampante. Non sarà mai così ed il rammarico è tanto, infinito e lascia quell’amaro in bocca, quella curiosità di ciò che sarebbe potuto essere ed invece non è stato. Pertanto, noi preferiamo tributargli un frammento di vita che lo ha visto protagonista in pista, nell’affascinante scenario di Montecarlo, in cui conquistò i suoi primi punti mondiali, mettendo in mostra tutte le sue qualità con una macchina, come la Marussia, tutt’altro che veloce. Ciao Jules!

 

 

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Immagine: pagina FB Jules Bianchi

Twitter: @Giandomatrix

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