F1, GP Ungheria 2015, analisi gara: una gara per Vettel, in nome di Jules Bianchi!

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Inutile negarlo. E’ stato un successo particolare, per la Ferrari, quello del decimo appuntamento del Mondiale di F1 tenutosi sul circuito dell’Hungaroring (Ungheria). Una vittoria frutto di tante emozioni, anche contrastanti, che però si sono fuse per ottenere un risultato unico ed emozionante. E’ proprio così. La vittoria di Sebastian Vettel, la seconda con i colori del Cavallino Rampante, la prima in Ungheria e la 41esima della carriera (uguagliato il primato di Ayrton Senna) ha regalato sensazioni difficilmente descrivibili con parole perchè in essa troviamo valori che vanno al di là del normale darsi su una pista. Parliamo di amicizia, affetto e legami.

Tranquilli, non vogliamo fare un resoconto strappalacrime ma che il successo Ferrari sia stato nel nome di Jules Bianchi è un dato di fatto e come tale piuttosto che continuare con una dissertazione noiosa, meglio lasciar spazio alle immagini di un momento particolare

 

Per cui che gara è stata? Una corsa all’insegna delle 1000 emozioni, come raramente ci è capitato di vedere in tempi recenti. Cambi di fronte inattesi, sorpassi al limite e agonismo puro sul tracciato. I piloti non si sono di certo risparmiati e hanno dato vita ad uno spettacolo che tutti gli appassionati ricorderanno con piacere. In questo contesto, la Ferrari con Sebastian Vettel ha disputato una gara perVettel, prendendo spunto dalla pronuncia del cognome del pilota tedesco. Fin dal via, infatti, le Rosse di Seb e di Kimi Raikkonen si sono trovate in prima e seconda posizione, sfruttando una partenza a dir poco straordinaria, cogliendo in fallo le due Mercedes che, poche curve dopo sono venute al contatto con Lewis Hamilton, precipitato attorno alla decima posizione.

 

In questo contesto, la SF15-T ha dimostrato una grande velocità con le mescole morbide, su un circuito che non esalta la potenza della power unit ma le doti del telaio. Il passo impresso da Vettel è stato impressionante, sempre sul piede del 1:27, anche con gomme particolarmente usurate, e tale da garantire un gap rassicurante con Nico Rosberg e Lewis Hamilton, per motivi diversi, sensibilmente staccati. Come detto all’inizio, è stato un GP dalle 1000 emozioni e senz’altro l’entrata della safety car, a seguito dell’incidente di Hulkemberg ha condizionato gli ultimi 10 giri di corsa, annullando il gap che la Ferrari si era costruita. Inoltre, si è presentato il solito problema tecnico per Kimi Raikkonen costretto al ritiro, dopo una gara splendida e ben gestita. L’ultimo stint di corsa è da urlo con il contatto tra Rosberg e Ricciardo, costata la foratura al tedesco e un danno all’ala anteriore all’australiano mentre Hamilton subisce una penalità per una manovra al limite sulla Red Bull di Kvyat. Tantissimi episodi che però non cambiano il leader della corsa che vince meritatamente, guidando da autentico maestro.

Prossimo appuntamento a Spa, tra un mese,  e chissa se anche il mitico circuito belga saprà riservarci delle sorprese!

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Immagine: Ferrari/Colombo

Twitter: @Giandomatrix

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