Ciclismo, il Tour de France degli italiani: Nibali, gregari di talento ma poco altro

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Nella mente e nel cuore degli appassionati italiani, Vincenzo Nibali sa come fare la differenza e lo ha dimostrato, per l’ennesima volta, anche al Tour de France 2015. Nella buona e nella cattiva sorte, sia nel momento di massima difficoltà sui Pirenei che nella rinascita delle Alpi, culminata con la straordinaria impresa di La Toussuire. Una tappa epica, capace di risvegliare la passione parzialmente sopita degli italiani e di esaltare un Campione con la C maiuscola nel modo in cui lo Squalo merita. Ma che forse ha anche oscurato, agli occhi dei meno attenti, una Grande Boucle complessivamente anonima per la spedizione italica, al netto del cuore e del coraggio di Vincenzo.

Le colpe, tuttavia, non sono da imputare ai ragazzi in sé, quanto ai compiti di gregariato a cui erano costretti in particolare due grandi talenti in costante ascesa negli ultimi anni come Daniel Oss e Matteo Trentin (oltre a uomini come Scarponi, Tosatto e Bennati). I vari Tejay van Garderen, Mark Cavendish, Tony Martin e Zdenek Stybar, d’altronde, non avrebbero ottenuto i buoni risultati della prima settimana senza il fondamentale apporto dei due azzurri, sempre più importanti nelle economie di due squadroni come la BMC e l’Etixx-Quick Step. Entrambi hanno avuto solo una tappa di libertà: Oss si è giocato le sue chance a Zelande, nella seconda tappa, in una volata chiusa in quinta posizione (miglior risultato di un italiano che non sia Nibali), mentre Trentin ha provato ad inserirsi nella fuga di Valence della seconda settimana, non riuscendo tuttavia a calare il tris dopo le vittorie dei due anni precedenti. Senza obblighi di scuderia, i due trentini avrebbero potuto ritagliarsi uno spazio importante e, perché no, giocarsi seriamente ambizioni di vittoria di tappa. Così non è stato, ma le loro qualità, nonostante un Tour corso nella penombra, non possono essere in discussione. Anzi.

Chi, invece, ha deluso non poco è Adriano Malori, che ha sfruttato male una grande occasione nella cronometro iniziale di Utrecht, nonostante il corridore della Movistar avesse preparato specificatamente quella gara. L’ottavo posto non può essere sufficiente, così come non può esserlo il Tour di Giampaolo Caruso, anonimo e mai all’attacco nemmeno sui terreni più adatti alle sue caratteristiche. Ci si attendeva qualcosa di più, è innegabile, soprattutto una volta che il capitano, Purito Rodriguez, non poteva avere più ambizioni di classifica. Damiano Caruso ci ha provato nella frazione di St-Jean-de-Maurienne, ma il Giro d’Italia si è fatto sentire nelle gambe. Tanti applausi, invece, ad un Davide Cimolai, in grado di raccogliere qualche buon piazzamento all’interno della Top 10 al cospetto dei mostri sacri della velocità. Il talento c’è, i margini di miglioramento anche. Talento che farebbe parte anche del bagaglio di Filippo Pozzato, ma il corridore della Lampre si è nascosto, per usare un eufemismo, fino all’ultima tappa, quando per la prima volta si è visto nelle posizioni di testa. Peccato che fossero i primi chilometri di corsa, quindi in piena passerella per Chris Froome.

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daniele.pansardi@oasport.it

Foto: Pagina Facebook Etixx-Quick Step

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