Chris Froome: il brutto anatroccolo torna cigno contro tutto e tutti

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Per la seconda volta in tre anni, Chris Froome ha vinto il Tour de France. Contro tutti: dall’ostilità dei tifosi sulle strade alle perplessità di coloro che, in poltrona o sul divano, dubitano delle sue performance.

Chris Froome è umano, e l’ha sempre dimostrato. La terza settimana non fa per lui e anche in questo Tour de France 2015 ha pagato dazio rispetto agli avversari negli ultimi giorni di corsa. Eppure, riuscendosi a gestire in maniera egregia, è riuscito a rimanere a galla e a difendere la maglia gialla dagli attacchi degli avversari. 

Un brutto anatroccolo, sì. Scoordinato e dinoccolato, ha scalato le montagne di Francia con la consueta andatura caracollante. Le ginocchia che vagano ai fianchi della sua Pinarello, i gomiti larghi che fanno storcere il naso ai puristi della tecnica. Una frequenza di pedalata che sembra tanto innaturale quanto si rivela invece efficace una volta su strada. Sbeffeggiato, ha vissuto tre settimane di lotta continua. Contro se stesso, gli avversari e la critica costante nei confronti suoi e del Team Sky. 

Chiacchere da bar, quantomeno fino a prova contraria. Il keniano bianco ha vinto, quasi cominando, una Grande Bloucle priva di coronometro, specialità nella quale può permettersi di fare il bello e il cattivo tempo guadagnando senza problemi su tutti gli avversari diretti per la classifica generale. Il più forte, semplicemente. E come tale, ma anche solo come corridore, meriterebbe più rispetto da parte di tutti. 

Ora, nella carriera di Froome, si presenta un bivio: con due Tour nel palmares, l’inglese potrebbe puntare al Giro d’Italia e alla Vuelta a Espana nelle prossime stagioni: la storia, dopo tutto, è stata scritta anche in queste corse

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