Calcio femminile, Mondiali Canada 2015: vittoria Usa e il mix perfetto tra esperienza e gioventù

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E’ tempo di analisi e riflessioni per quanto concerne i Mondiali di calcio femminile, tenutisi in Canada, e che hanno incoronato per la terza volta nella loro storia gli Stati Uniti d’America. Un successo che, come illustrato in questo articolo, è stato strameritato, con un successo perentorio sul Giappone in finale.

Una vittoria frutto di mix perfetto tra esperienza e gioventù di una rappresentativa che ha fatto, della cooperazione tra le sue fuoriclasse “datate” e le giovani, un’arma vincente: Hope Solo, Carli Lloyd, Megan Rapinoe ed Abby Wambach, della vecchia guardia, ed Alex Morgan, Julie Johnston e Morgan Brian, tra le nuove. Una vera squadra che ha fatto dell’organizzazione difensiva il proprio credo, con le attaccanti prime a coprire e sacrificarsi per le altre, contribuendo spesso e volentieri a rendere inoperoso l’estremo difensore Solo. Un’amalgama perfetta che ha portato solo 3 goal subiti in tutta la competizione.

Tuttavia, è evidente che per il raggiungimento di un traguardo del genere c’è bisogno di campionesse e la vera e propria trascinatrice della compagine è stata Carli Lloyd, autrice di 6 reti e 1 assist. Una giocatrice completa,  fantastica in tutte e due le fasi, la sintesi perfetta del credo calcistico di Jill Ellis: corsa e qualità e le americane ne hanno avute da vendere. Il modo in cui hanno schiantato le nipponiche, campioni del mondo in carica, ha dell’incredibile. 4 marcature nel giro di 16 minuti,  una vera e propria impresa!. Non a caso la Lloyd ha conquistato il premio di miglior calciatrice del torneo iridato e miglior centrocampista. Il resto dei premi se li sono aggiudicati, tra i portieri, Hope Solo e gli attaccanti la tedesca Celia Sasic.

Citando le altre squadre, sicuramente chi esce con tanti musi lunghi è la Germania, giunta quarta. Un risultato non all’altezza delle attesa per la selezione di Silvia Neid, non sufficientemente lucida nei momenti topici dei match, come ad esempio il rigore sbagliato dalla Sasic, proprio contro gli Usa in semifinale. Un episodio che avrebbe potuto indirizzare in modo diverso l’andamento del match ma con i se e con i ma non si fa la storia. Sicuramente, tra le fila tedesche, hanno pesato alcune assenze importanti, di giocatrici del calibro di Nadine Keßler, infortunata al ginocchio e miglior calciatrice del mondo nel 2014. Un’altra squadra che ha ben impressionato ma non ha raggiunto l’ultimo atto è la Francia che, probabilmente, è stata la squadra che ha mostrato il miglior calcio collettivo. Un gruppo davvero interessante quello allenato da Philippe Bergeroo che ha pagato a caro prezzo la mancanza di esperienza, di alcune atlete nella sfida decisiva con le teutoniche, non sfruttando le tante occasioni da goal create.

Non c’è molto altro da dire, se non osservare che anche questa volta l’Italia è stata spettatrice di un bello show offerto dal Canada e dalle rappresentative qualificate. Una lezione di civiltà e sport che dovrebbe essere presa a modello dalla nostra federazione che, probabilmente, solo ora comincia a muovere i primi passi per la valorizzazione di un movimento, quasi sempre ignorato.

 

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Immagine: pagina FB Women’s World Cup

Twitter: @Giandomatrix

 

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