Tennis: la vittoria di Wawrinka e la crisi del tennis “arrotato” di Nadal

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La terra rossa di Parigi ha eletto un nuovo padrone, dopo l’egemonia firmata Rafa Nadal e i suoi 9 successi. Il nome è quello di Stanislas Wawrinka, “l’altro svizzero” per alcuni,  spesso all’ombra del fenomeno Roger Federer e mai valorizzato a sufficienza dalla propria discontinuità mentale nel proprio tennis.

11425447_10153387467824920_101882901027631125_nStavolta, Stan ha dato libero sfogo a tutto il suo talento, vincendo il Roland Garros e annichilendo letteralmente il favorito numero 1 della viglia, Nole Djokovic. Il leader della classifica ATP, infatti, fatta eccezione per le due sconfitte nei tornei di Doha e Dubai di Gennaio, non avevo perso alcun match, conquistando tutti i tornei a cui aveva preso parte, ivi compresi Montecarlo e Roma sul rosso. La sconfitta di ieri apre delle riflessioni non solo sulla “maledizione” di Nole nei confronti del rosso francese ma anche su quelli che possono essere le differenti derive che il tennis sta prendendo.

Vediamo di spiegarci meglio. Se guardiamo al vincitore di quest’anno, Wawrinka è esponente di un gioco tutt’altro che attendista e da terra battuta classico: tante accelerazioni e potenza da fondo campo e palla pesante. Ciò potrebbe aprire un discorso che riguarda Rafa Nadal e i cultori del cosiddetto “tennis arrotato” tipicamente iberico. Era infatti dal 1996 che la Spagna non aveva così pochi rappresentanti al terzo turno del torneo parigino e, nello stesso tempo, se andiamo ad osservare il posizionamento dei giocatori spagnoli, nei primi 100, noteremo una media anagrafica piuttosto elevata. Da qui la domanda: è una crisi di un certo modo di giocare in cui più che le rotazioni dei colpi, viene premiata la potenza?

La stagione corrente parrebbe rispondere in modo affermativo, soprattutto guardando alla crisi tecnica e di risultati che sta incontrando Rafa, sceso dopo anni a numero 10 del mondo. Un riscontro che parla chiaro sulle difficoltà che l’ex numero 1 dell’ATP sta incontrando, soprattutto nel ritrovarsi da un punto di vista fisico/tecnico. I colpi liftati, da sempre fiore all’occhiello nel gioco dell’iberico, sembrano faticare a far presa su alcuni giocatori in grado di fronteggiare con efficacia e potenza questa strategia. Wawrinka prima e Djokovic, poi, hanno mostrato la chiave di volta, costata due sconfitte a Roma e Parigi per Rafa. Ma non è solo per lui il problema, come dicevamo.

Si potrebbe pensare che sia una logica sistemica sbagliata. L’approccio al rosso come formazione tennistica, probabilmente, non è la strada migliore per essere il top del domani. Come si sta facendo in alcune zone del mondo, ad esempio, le scuole tennis si stanno spostando via via sempre più a una “cementificazione” del gioco e pertanto ad un lavoro improntato su questa superficie. Ciò avviene anche per l’uniformità che si sta raggiungendo su ogni terreno e che sta portando molti specialisti della terra battuta o dell’erba ad “estinguersi” con grande rapidità.

Come sempre, il tempo sarà galantuomo e fornirà le risposte che attendiamo sull’evoluzione della disciplina. Tuttavia, non è da escludere che nel prossimo Wimbledon il vincitore possa essere un giocatore con caratteristiche non necessariamente da “serve and volley”, cosa che peraltro è già accaduta. Non resta che aspettare!

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Immagine: pagina FB ROLAND GARROS

Twitter: @Giandomatrix

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