Calcio, Champions League: Juventus-Barcellona, l’ora della verità

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Il momento più atteso sta per arrivare. Oggi è tempo di vigilia, domani il destino sarà scritto. Nessuno a inizio stagione avrebbe immaginato la Juventus in finale di Champions League a Berlino, per giunta con già scudetto e Coppa Italia in bacheca. La parola tripete era solo un sogno – per molti irrealizzabile – dei dirigenti bianconeri, costretti a far fronte a metà luglio con l’improvviso addio di Antonio Conte e con le critiche di molti addetti ai lavori e appassionati per la scelta di chiamare l’esonerato Massimiliano Allegri.

Ma l’allenatore toscano, per l’ennesima volta, ha dimostrato di saper reagire da grande tecnico agli esoneri. Nel 2010 perse il posto a Cagliari poche giornate prima della fine del campionato, firmò con il Milan e vinse il campionato al primo anno. Cacciato dai rossoneri a febbraio 2014, ha atteso il suo momento e lo sta sfruttando al meglio. La Juventus è a un passo dalla gloria, vuole coronare una stagione perfetta con la gioia più grande e sembra baciata dal fato, anche se il recente infortunio di Chiellini e la seguente assenza in finale sembrano una mazzata creata ad hoc per rovinare lo spirito della Vecchia Signora.

Anche senza il centrale della nazionale, grande difensore ma soprattutto leader dell’intera rosa, l’impresa è tuttavia possibile. Il Barcellona di Luis Enrique è forse la squadra più forte mai vista in Europa dal primo Barcellona di Pep Guardiola (2009-2010) e non a caso presenta lo stesso scheletro: Iniesta-Messi, la mente e il braccio, un cervello geniale affiancato da uno dei migliori giocatori di sempre. Intorno sono cambiati molti interpreti e questi sembrano affamati di vittoria e carichi di talento: Suarez e Neymar vogliono lasciare il segno su una grande competizione internazionale, Dani Alves sa come fare e Jordi Alba è pronto a scatenarsi sulla sinistra. Inoltre Rakitic, maestoso trequartista ex Siviglia, si è calato subito nella parte e ha dispensato per tutta la stagione giocate di lusso.

Pronostico chiuso, dunque? Nient’affatto. La Juventus può e deve crederci. Ha disputato un anno di altissimo profilo e ora ha la possibilità di raccogliere quanto seminato dal progetto firmato Marotta dopo i due settimi posti consecutivi del 2010 e 2011. Sono tanti i segnali per cui i bianconeri possono guardare con fiducia, o quanto meno velato ottimismo, alla super sfida con i marziani catalani. La traversa di James Rodriguez nella semifinale di andata contro il Real Madrid è il più emblematico. Qualche disegno degli dei del pallone sorride alla Juventus e anche la cabala presenta molte analogie con il trionfo dell’Inter di José Mourinho di cinque anni fa.

In più la Juventus, che torna in finale di Champions dodici anni dopo la sconfitta di Manchester ai rigori contro il Milan, ha sempre perso le gare in cui partiva da favorita. È successo nel 1983 con l’Amburgo (gol di Felix Magath), nel 1997 con il Borussia Dortmund (1-3 nonostante una magia di tacco di Alessandro Del Piero), nel 1998 contro il Real Madrid (0-1) e, per alcuni, anche proprio nel 2003 contro il giovane Milan di Carlo Ancelotti. L’ex bianconero aprì un ciclo, Marcello Lippi non riuscì a terminarlo con la coppa dalle grandi orecchie dopo 120 minuti comunque dominati dall’equilibrio. Ora il Barcellona sembra imbattibile, ma è vietato smettere di sognare. L’audacia può risultare decisiva e la storia si può ribaltare.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

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Foto da: Wikipedia

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