Giro d’Italia 2015: grandi cronometro, grandi distacchi

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Nel bene e nel male, le cronometro hanno sempre orientato il destino di una grande corsa a tappe. Tendenzialmente, gli scalatori puri escono penalizzati da questo esercizio, mentre atleti più adatti a tali prove riescono ad ottenere risultati importanti e a guadagnare tempo prezioso sui rivali.

I 59 km odierni da Treviso a Valdobbiadene rappresentano una distanza davvero molto significativa, che potrebbe far scorrere persino minuti tra un favorito e l’altro, segnando la corsa prima delle grandi montagne. Nel recente passato, al Giro d’Italia si sono affrontati vari schemi per dare pari possibilità anche ai cronomen: tre tappe brevi (10-20 km ciascuna, magari con una cronoscalata), due medie (una di circa 30 km e l’altra di 42-45) oppure, appunto, una lunga: infatti, i 59 km sulle strade del Veneto sono gli unici dedicati alla cronometro individuale della corsa rosa edizione 2015. Certo, due crono di media distanza o tre più corte probabilmente amplificano il distacco totale tra i corridori, ma evitano quella “botta secca”, pesante anzitutto sul piano morale, che qualche favorito potrebbe incassare oggi su una distanza così impegnativa.

Per trovare una cronometro lunga almeno 50 km, bisogna tornare al Giro d’Italia 2013, quando i 54.8 km tra Gabicce Mare e Saltara facevano comunque il paio con l’impegnativa cronoscalata di 20 km da Mori a Polsa: naso all’insù, tuttavia, le prove contro le lancette sorridono maggiormente agli scalatori. Così, nel cuore delle Marche si affrontò un bivio fondamentale di quella corsa a tappe, oltretutto solamente all’ottava frazione: vinse il britannico Alex Dowsett con 10” su Bradley Wiggins, ma Vincenzo Nibali, corridore completo e nato comunque cronoman, si difese egregiamente con la quarta posizione a 21”, incrementando anzi su Cadel Evans (che terminò a 39” dal vincitore) e su Rigoberto Urán (+1’48”).

Quattro anni prima, i ben 60 km da Sestri Levante a Riomaggiore consegnarono il Giro d’Italia nelle mani di Denis Menchov: 1’54” il distacco inflitto dal russo a Danilo Di Luca, poi giustamente rimosso da tutte le classifiche di quell’edizione per le ben note vicende. Nel 2006, invece, furono 50 tondi i chilometri attorno a Pontedera: successo parziale per Jan Ullrich, ma Damiano Cunego e lo stesso Di Luca incassarono qualcosa come 6 minuti da Ivan Basso, proiettando il varesino verso il primo successo al Giro d’Italia.

Dunque, la giornata odierna segnerà la classifica del Giro d’Italia 2015: le grandi cronometro hanno sempre portato in dote grandi distacchi. Si spera non irrimediabili, perché il menù dell’ultima settimana si preannuncia troppo spettacolare per essere vissuto senza le palpitazioni di una classifica generale ancora da definire.

foto: A.Tarantino/Sole 24 Ore

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marco.regazzoni@oasport.it

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