Giro d’Italia 2015: gli snodi cruciali della Corsa Rosa. Da Sanremo al Sestriere, tutte le insidie

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Ventuno giorni speranze, di sogni. Ma anche di lotta, adrenalina, fatica. Il Giro d’Italia è tutto questo e anche di più. Su un territorio insidioso, ricco di tranelli. Ventuno tappe disegnate dagli organizzatori per incoronare il miglior corridore per le corse di tre settimane. Da Sanremo a Milano, andiamo a scoprire tutti i punti chiave della Corsa Rosa.

Prima tappa, San Lorenzo-Sanremo
Sono 17 chilometri e 600 metri totalmente piatti. Ma, per alcuni, è già importante limitare i danni. Le squadre degli specialisti possono trarne vantaggio e i distacchi non saranno trascurabili neanche dopo la prima tappa.

Quarta tappa, Chiavari-La Spezia
È lo spauracchio della prima settimana. 150 chilometri di montagne russe nell’entroterra ligure. In particolare preoccupa la salita della Biassa, a 10 chilometri dalla conclusione. Oltre 3000 metri, con la seconda parte costantemente oltre il 10% di pendenza, con punte fino al 14. Le imboscate sono dietro l’angolo.

Ottava tappa, Fiuggi-Campitello Maltese
Tralasciando l’Abetone, le cui pendenze sono piuttosto agevoli, questo potrebbe essere il primo vero arrivo in salita in cui i big del Giro saranno chiamati a confrontarsi faccia a faccia. Una condizione ancora non eccelsa potrebbe far perdere secondi preziosi ad eventuali pretendenti alla Maglia Rosa. Pendenze che si tengono sul 7% e salita che finisce a 650 metri dal traguardo. Negli ultimi chilometri pendenze oltre l’8% con regolarità. Lo spazio c’è.

Nona tappa, Benevento-San Giorgio del Sannio
Una vera e propria trappola. La nona frazione sembra disegnata per le fughe, ma la parte centrale, molto impegnativa, potrebbe scremare il gruppo e isolare alcuni capitani. Poi un elettrocardiogramma fin sul traguardo, caratterizzato dalla salita del Passo Serra a 12km dalla conclusione. Pendenze che si spingono oltre il 12%, poi discesa e ancora salita prima del traguardo. Anche in questo caso, attenzione alle imboscate.

Quattordicesima tappa, Treviso-Valdobbiadene
Qui, inizia un nuovo Giro d’Italia. Le prime 13 giornate (nulla a che vedere con il Decameron di Boccaccio) possiamo quasi considerarle di studio tra i pretendenti, con qualche scintilla che si potrebbe accendere, ad esempio, sul Monte Berico. Ma dopo la crono, lunga 59 chilometri e 400 metri, non ci si può più nascondere. Questa prova contro il tempo è destinata a creare distacchi importanti e a ridisegnare la classifica, scoprendo le carte in tavola. Non si possono escludere distacchi di diversi minuti, anche tra i migliori in classifica.

Quindicesima tappa, Marostica-Madonna di Campiglio
Il dayafter. La crono ormai alle spalle, questa è la prima occasione per reagire. In una tappa del genere non va sottovalutato l’orgoglio degli scalatori feriti e costretti a leccarsi le ferite. Penultima salita, a 30 dalla conclusione, il Passo Daone. Le pendenze sono molto impegnative, e potrebbero isolare i capitani in vista dell’ultima salita, più facile con pendenze non eccessive. Ma in un testa a testa tra i capitani queste potrebbero comunque risultare sufficienti.

Sedicesima tappa, Pinzolo-Aprica
Arriva dopo il giorno di riposo, e questa è un’ulteriore incognita. 174 chilometri, ma la pianura è poca. Subito dopo la partenza, in successione, Campo Carlo Magno e Passo del Tonale. Entrambe di seconda categoria, sono un utile riscaldamento per i corridori e trampolino ideale per la fuga di giornata. Successivamente si sale la prima volta verso Aprica, poi discesa vero Tirano e Mazzo di Valtellina, dove inizia il Mortirolo. Le pugnalate arrivano sin dalle prime rampe, che sono comunque le più semplici. 8-9%, per i primi chilometri. Poi si sale. 11%. E si continua. I sei chilometri centrali hanno una media del 12,2%, sono i più impegnativi del Giro, dove più e più volte si è scritta la storia. Le massime sono al 18%. Nel finale si rifiata: solo 9%. Poi discesa e subito si torna a salire verso l’Aprica. Un chilometro all’undici per cento, poi le pendenze si fanno più dolci, fino a scemare quasi del tutto. Un falsopiano di oltre 10 km dove serve spingere il lungo rapporto. E per farlo bisogna avere ancora energie nelle gambe.

Diciottesima tappa, Melide-Verbania
Non c’è l’arrivo in salita, bensì dopo una lunga discesa. Il monte Ologno, che termina a 35 chilometri dalla conclusione, resta sempre sul 9% di pendenza. Più che sufficiente per fare la differenza. In cima qualche chilometro di mangia e bevi, poi una lunga picchiata che riporta alla mente la tappa vinta da Nibali nel 2010 dopo aver scalato il Monte Grappa. Vietato concedere spazio, anche in discesa.

Diciannovesima tappa, Gravellona Toce – Cervinia
L’ultima settimana si conferma un Inferno. Nonostante il piatto forte, probabilmente, debba ancora essere servito. 236 chilometri, tappa da fondisti dopo le fatiche di un Giro che logora. Tre GPM di prima categoria nel finale con Saint Barthelemy, Col Saint Panthaleon e la salita verso Cervinia. Quest’ultima ascesa non è terribile, con pendenze che oscillano tra il 6 e il 7 %, nel finale quasi un tratto in piano che porta al traguardo. Ma la fatica e le ascese precedenti potrebbero essere veri e propri giudici di questa frazione e del Giro.

Ventesima tappa, Saint Vincent-Sestriere
Due salite, ma tanto basta. Se poi la prima è il Colle delle Finestre si salvi chi può. Dopo 175 chilometri senza nulla da segnalare, impennata della strada verso la salita simbolo, assieme al Mortirolo, di questo Giro. 18 chilometri, otto dei quali in sterrato, con una pendenza media del 9,2% in entrambi i settori. Curve e tornanti per nascondere gli attaccanti, chi deve recuperare è obbligato a farlo qui. Una volta in cima discesa, poi la salita non certo impervia verso il Sestriere, ma comunque sufficiente agli attaccanti per provare ad incrementare un eventuale vantaggio maturato sulla salita precedente. La Maglia Rosa è in cima, ad attendere il proprio padrone prima della passerella tra Torino e Milano del giorno successivo.

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Twitter: Santo_Gianluca

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