Giro d’Italia 2015: gioia, lacrime e sfortuna nella tappa più facile

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Era tutto scritto, ma nel ciclismo non c’è nulla di scritto. Nemmeno la volata al termine di 200 km lungo i quali i 169 metri di Monte Bartolo rappresentavano il punto altimetricamente più impegnativo. E nemmeno la stabilità della classifica generale, perché forature e guasti meccanici sono sempre in agguato.

Così, dalle Marche alla Romagna non doveva accadere nulla, se non una volata di potenza dopo qualche sbadiglio, e invece è accaduto di tutto. La fuga è andata: cinque coraggiosi partiti al chilometro zero non si sono fatti cuocere a fuoco lento dal gruppo, ma anzi lo hanno clamorosamente beffato. Oscar Gatto era il più veloce, Nicola Boem il più talentuoso, Matteo Busato il più inesperto, Alan Marangoni il più generoso, Alessandro Malaguti il più motivato. Gatto non ha potuto bissare il successo di Tropea 2011 per via di una foratura, quantomai atroce quando si ha i favori del pronostico, pur correndo sino all’ultimo istante sul filo del rasoio col plotone. Marangoni, a 25 km da casa sua, ci ha provato con quell’orgoglio da campione del gregariato che abbiamo già elogiato e che oggi, lo ammettiamo, ci ha davvero fatto commuovere: gli sono mancati 150 metri, poi mani sul casco e testa bassa, triste, arrabbiato, deluso, ma senz’altro orgoglioso, appunto. Busato, forse il meno noto al grande pubblico, non si aspettava l’occasione della vita eppure è arrivato lì, ad un istante da un successo clamoroso. Malaguti, a zero chilometri da casa sua, ha marcato Boem e ha provato a beffarlo, ma non ne aveva più: al traguardo, per lui, una valle di lacrime negli infiniti applausi del suo pubblico. E Boem, appunto, ci ha messo testa dove tutti gli altri hanno usato il cuore: con la testa e col talento ha centrato il secondo successo della carriera, confermando un talento molto interessante e regalando alla Bardiani il primo successo in un Giro sin qui opaco.

 Dietro, intanto, Richie Porte malediva la malasorte che si manifestava sotto forma di un guasto meccanico. La solidarietà australiana scattava prontamente, come si vede dalla foto: Simon Clarke interveniva a rimetterlo in sella, come il miglior meccanico o il più fido dei gregari. Una dimostrazione straordinaria di umanità e sportività, difficile da riscontrare in altri sport e applaudita da tutti o quasi: gli organizzatori della corsa rosa si sono visti tuttavia, loro malgrado, obbligati ad applicare il ferreo regolamento Uci che vieta passaggi di ruota tra atleti di squadre diverse, infliggendo ben due minuti di penalità al tasmaniano. In ogni caso, in una tappa dove non doveva succedere niente, Porte vede ora schizzare a 3’09” il suo distacco da Alberto Contador. E quattro outsider si sono giocati sino all’ultimo momento il giorno più bello della propria carriera: la gloria, nel ciclismo, è tuttavia sempre e solo per uno solo. Per Nicola Boem, oggi.

foto: pagina Facebook Giro d’Italia

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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