Formula 1: 21 anni senza Ayrton Senna, il tributo ad un campione immortale

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Sono ormai passati 21 anni da quel tragico pomeriggio di Imola, sul tracciato Enzo e Dino Ferrari, e tutti abbiamo ancora nella mente quella maledetta curva de “Il Tamburello” costata la vita ad uno degli sportivi più carismatici e talentuosi del mondo. Ayrton Senna Da Silva, questo il suo nome per intero, non è stato semplicemente un pilota di F1 che ha vinto 3 titoli mondiali (1988, 1990,1991), ottenuto 65 pole positions ecc, ma è stato un campione che ha regalato emozioni, quelle sensazioni del tutto particolari che lo fanno rivivere, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, nell’immaginario collettivo, nel cuore degli appassionati e anche in chi quel 1 Maggio del 1994 ancora non c’era.

Ma chi era il Senna pilota, perchè era così speciale?

Una domanda che richiede tempo per dare una risposta esaustiva. Sicuramente, Ayrton era un driver che conciliava una grande velocità nel giro secco/sensibilità di guida ad una preparazione fisica e mentale che, per i tempi in cui ha corso, era assolutamente fuori dal comune. Fin dal suo arrivo in F1 con la Toleman dimostrò la sua classe, soprattutto quando le condizioni della pista si facevano difficili. Il 1984 è la stagione del suo esordio e il GP di Montecarlo di quello stesso anno sarà solo il primo episodio di una lunga serie gloriosa per il brasiliano. La gara sul tracciato più glamour del mondo fu un saggio della grande sensibilità al volante di Ayrton. Una corsa disputata sotto un vero e proprio diluvio e, mentre piloti del calibro di Nigel Mansell, Niki Lauda e Alain Prost, arracavano in pista,  Senna si scatenava, girando sensibilmente più veloce di tutti. Era la sua chance perchè la vettura che aveva tra le mani, in condizioni di asciutto, mai e poi mai gli avrebbe consentito di poter puntare al podio o addirittura alla vittoria. La risalita è impressionante, il sorpasso ai danni di Niki Lauda un saggio di coraggio e precisione. C’è il secondo posto e il leader Alain Prost appare tutt’altro che lontano. Il sogno comincia a prefigurarsi e i secondi da recuperare sempre meno ma arriva la direzione gara che sospende le ostilità favorendo il francese e consegnandogli la vittoria. Tuttavia, da quel giorno il nome di Ayrton Senna, a Monaco, riecheggerà diverse volte e sarà sinonimo di trionfo.

Ironia della sorte, sarà proprio Alain Prost, negli anni successivi, il co-protagonista di una storia che metterà in scena uno dei dualismi più appassionanti che si ricordino in F1. Il pilota transalpino e Senna, nella loro avventura come compagni di squadra in Mclaren, si sono divisi la torta dell’iride negli anni che vanno dal 1988 al 1990. Due stili di vita e di approccio alle corse completamente diversi. Prost, calcolatore e razionale nelle sue scelte, chiamato il professore, costruiva sulla sua continuità di rendimento le proprie vittorie (51 in totale con 4 titoli iridati portati a casa). Di contro, Ayrton estremamente veloce e voglioso di vincere ogni gara come se fosse l’ultima. Due modi diversi che non potevano che portare ad uno scontro sia in pista che fuori. Di sicuro, il caso emblematico fu quello del 1989, all’ultima chicane di Suzuka con un contatto che vide protagonisti i due alfieri del team di Woking e la squalifica di Senna. Tante polemiche seguirono da quel momento in poi e nell’animo di Senna la volontà quasi di allontanarsi da un ambiente che lui riteneva troppo politico. Tuttavia, il 1990 è l’anno della rivincita. Prost corre ora per la Ferrari e la pista giapponese è di nuovo teatro di un confronto diretto tra i due. Stavolta, l’impatto è alla prima curva del primo giro, dopo pochi metri dal via, e sia il francese che il brasiliano escono di scena, consegnando al carioca il suo secondo titolo mondiale.

Una storia che ha dato ispirazione a tante interpretazioni ma che di sicuro ha regalato tanti momenti da ricordare per chi era lì a gustarsi lo spettacolo. Di lì in avanti il Circus, prenderà una via sempre più tecnologia che poco piaceva a Senna, campione del mondo anche nel 1991, con le Williams che proposero l’anno successivo il sistema ABS e delle sospensioni attive (o intelligenti). Un dispositivo, in poche parole, che rendeva “coscienti” le sospensioni delle asperità dei tracciati, appiattendo di conseguenza la guida del pilota. Seguiranno tanti discussioni e Senna si troverà a dover far fronte ad una condizione difficile, di inferiorità tecnica rispetto al team inglese che con Nigel Mansell ed Alain Prost domineranno le annate del 1992 e 1993.

E’ giunto il momento per Ayrton di cambiare e la scelta ricade proprio sulla Williams ma le condizioni non sono a lui favorevoli. Il regolamento è cambiato, la macchina non dispone più delle migliorie citate in precedenza ed è decisamente difficile da guidare. Inoltre, vien fuori all’orizzonte un pilota che viene dalla Germania e scriverà, anch’egli, pagine importanti nella storia dell’ Automobilismo mondiale: Michael Schumacher. Il confronto tra il tedesco e il brasiliano già c’era stato in anni precedenti con l’incidente di Magny Cours (Francia) ma è nel 1994 che i due sono direttamente protagonisti. L’avvio di stagione è nettamente appannaggio del teutonico con due vittorie in Brasile e in Giappone mentre Senna ha ottenuto due ritiri e si trova a zero punti in classifica. Imola è la chance per sbloccare la situazione per il brasiliano. Il week-end sarà un vero e proprio “massacro”: incidenti, la morte di Roland Ratzemberger, il sabato di qualifica, e tanti interrogativi su delle vetture incontrollabili e un circuito, forse, non adatto alle caratteristiche delle monoposto. Lo stesso Senna, alla notizia della scomparsa del pilota austriaco, sarà decisamente turbato su cosa sia giusto fare. Tuttavia “The show must go on” e la curva de “Il Tamburello” sarà proprio quella che cambierà la storia di tutto il Circus che eleverà Senna a leggenda di questo sport e soprattutto, da quel giorno, la F1 non sarà più la stessa non solo perchè le macchine cambieranno, le piste anche, ma mancherà un personaggio dello stessa carisma del carioca: “C’è una certa dose di rischio nelle corse automobilistiche e la F1, come sapete, fa parte di queste corse. Così quando guidi, fai le prove o corri sei esposto a dei rischi. Ci sono rischi calcolati e altri che provocano situazioni inaspettate. E tu puoi non esserci più, cosi, in una frazione di secondo. In questo modo capisci che tu non sei nessuno. All’improvviso la tua vita può finire. Ciò fa parte di questo mestiere, o lo affronti da professionista, in modo distaccato o altrimenti lasci perdere e smetti e si da il caso che io ami troppo quello che faccio per lasciare semplicemente perdere; non posso è parte della mia vita”.

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Immagine: Wikipedia

Twitter: @Giandomatrix

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