MotoGP 2015: Gigi Dall’Igna, l’uomo dei miracoli in Ducati

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Le emozioni del primo GP della stagione della MotoGP 2015 sono ancora avvertibili e risuonano nei nostri cuori di appassionati. Il podio tutto italiano, la vittoria di Valentino Rossi e le ducati di Andrea Dovizioso ed Andrea Iannone al secondo e terzo posto,  hanno rappresentato un momento importante per il nostro motociclismo. Era infatti dal 2006 che non avevamo tre nostri rappresentanti ai primi 3 posti della massima categoria dei prototipi su due ruote. In più, la presenza di due rosse nella top3 è un segnale inequivocabile della bontà del lavoro svolto in quel di Borgo Panigale.

Uno dei fautori di questa rinascita è senza dubbio l’ingegnere Luigi Dall’Igna che dal suo ingaggio, a fine 2013, ha riportato, nel ruolo di Direttore Generale di Ducati Corse, una linea programmatica chiara nella gestione sportiva. Nel team in rosso regnava, prima dell’arrivo del tecnico italiano, molta confusione dopo il terremoto che c’era stato nel biennio poco fortunato di Valentino Rossi. Due anni vissuti sulle continue polemiche, alla ricerca di un punto di convergenza tra pilota e tecnici, che hanno avuto come conseguenza l’aumentare del gap con le moto giapponesi. In questo senso, l’arrivo del gruppo Wolkswagen, nella dirigenza, sul finire dell’esperienza di Rossi ha tracciato dei riferimenti diversi con l’allontanamento di Filippo Preziosi, il papà della Desmosedici vincente con Casey Stoner, e, qualche mese dopo, l’arrivo di Dall’Igna.

Per l’ingegnere veneto il lavoro non era certo facile. Si partiva da una situazione nella quale la Rossa era distante anni luce dai suoi avversari sia in termini di prestazione che di conoscenze. Occorreva pertanto una mossa che, in qualche modo, potesse cogliere di sorpresa la concorrenza. La scelta di iscriversi nel 2014 come “OPEN” è stata quella vincente che ha spiazzato i rivali nipponici e costretto la Dorna, ente che detiene il controllo del Motomondiale, a dover correggere il tiro con la categoria “factory 2”. In questa maniera, la Ducati ha potuto usufruire dei vantaggi dell’essere “OPEN”  sul lavoro di sviluppo del motore ed aerodinamica, potendo testare liberamente con i propri piloti titolari. Una scelta che ha consentito al team di raccogliere una mole di dati importante che si è riflessa nell’annata corrente, sempre però ricordando che per la Rossa vi è un limite imposto nei risultati, superato il quale ci sarebbe il ritorno alla tipologia factory. Un vero e proprio pasticcio dettato dal fatto che nel 2016 tutte le moto dovranno correre con una centralina OPEN e che la Ducati, volendo anticipare i tempi, ha colto per prendere in contropiede i propri avversari.

La GP15, in questo senso, è il frutto di un eccezionale lavoro portato avanti da Dall’Igna e soci che ha regalato ai tifosi ducatisti una moto prestazionale e competitiva ai massimi livelli. Nonostante i pochi Km messi insieme nei test, il prototipo in rosso si è rivelato una vera e propria arma da guerra sul circuito del Qatar, dando la possibilità a Dovizioso e Iannone di giocarsi la vittoria, cosa che non capitava dai tempi di Stoner. Indubbiamente l’esperienza del tecnico veneto ha avuto una grande influenza vedendo la sua storia: 2 titoli vinti con Aprila in SBK con Max Biaggi e una carriera in ascesa nel gruppo Piaggio fino alla chiamata di Ducati nel novembre del 2013. Un matrimonio su cui molti avevano storto il naso, ritenendo che sarebbe stato assai difficile per Dall’Igna cambiare gli equilibri di una Ducati che, forse, stava pensando di lasciare il mondo del Motomondiale, per concentrarsi esclusivamente sulle derivate di serie.

Previsioni del tutto errate che ora invece vedono una Rossa veloce e viva come non mai e in grado di recitare il ruolo di terza incomoda nella lotta tra la Honda e la Yamaha.

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Immagine: fonte Ducati

giandomenico.tiseo@olimpiazzurra.com

Twitter: @Giandomatrix

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