Golf, Masters 2015 – Augusta, Paradiso e Inferno: il percorso più esclusivo al mondo

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Il campo dei sogni, delle speranze e delle ambizioni. Che possono diventare gloria, momenti leggendari, ma anche atroci delusioni o vere e proprie persecuzioni. Prendere o lasciare, l’Augusta National non fa sconti. E non li farà neanche nella 79esima edizione del Masters, visti i recenti cambiamenti capaci di incrementare di diverse tacche il livello di difficoltà già notevole del percorso più esclusivo del pianeta. Bello e maledetto, Paradiso e Inferno allo stesso tempo. Ma tutti, almeno una volta nella vita, vogliono giocarvi.

Ogni golfista, d’altronde, non potrebbe non desiderare di mettersi alla prova in uno scenario impagabile, tra pini, fiori, azalee e magnolie. L’Eden del golf, ma solo apparentemente. Perché fin dal primo tee shot della prima buca Augusta rivela la propria parte infida, fatta di dogleg impossibili, fairway imprevedibili e ardui da leggere e, soprattutto, di green più simili a lastre di vetro, in particolare negli ultimi anni, su cui calcolare le traiettorie e le velocità diventa un lavoro per geometri. Eppure, gli ostacoli d’acqua non sono presenti in maniera eccessiva e i bunker non sono minimamente paragonabili ai links scozzesi: a far la differenza, spesso e volentieri, sono i tanti alberi che possono ostacolare il gioco lungo e, per l’appunto, le pendenze dei green, da cui deriva l’eccessiva pressione sul compiere degli approcci al limite della perfezione. E poi c’è l’Amen Corner. Il secondo colpo della 11, la buca 12 e il tee shot della 13 (e non le tre intere buche), un trittico infernale in cui si potrebbero decidere anche le sorti del torneo nei momenti decisivi della gara, tale è la difficoltà nel leggere spesso quei delicati colpi. Anche per questo, la sequenza birdie-birdie-eagle firmata da Costantino Rocca nel 1997 è entrata a far parte della memoria collettiva, essendo stato uno dei pochi a riuscire nella particolare impresa. In quella edizione, poi, vi entrò Tiger Woods (che sarà della partita), capace di conquistare a 21 anni la sua prima Green Jacket della carriera. Sessantasei anni prima, Bobby Jones non sapeva probabilmente di riscrivere capitoli e capitoli della storia di questo sport.

LE BUCHE
1. Tea Olive: par 4, metri 416
2. Pink Dogwood: par 5, metri 526
3. Flowering Peach: par 3, metri 320
4. Flowering Crab Apple: par 3, metri 219
5. Magnolia: par 4, metri 416
6. Juniper: par 3, metri 165
7. Pampas: par 4, metri 411
8. Yellow Jasmine: par 5, metri 521
9.Carolina Cherry: par 4, metri 421
10. Camelia: par 4, metri 453
11. White Dogwood: par 4, metri 462
12. Golden Bell: par 3, metri 142
13. Azalea: par 5, metri 466
14. Chinese Fir: par 4, metri 402
15. Firethorn: par 5, metri 485
16. Redbud: par 3, metri 155
17. Nandina: par 4, metri 402
18. Holly: par 4, metri 425

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