Golf, Manassero e Paratore: la strada è quella giusta

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La doppia settimana cinese sorride all’Italia. Lo Shenzen International aveva offerto segnali incoraggianti e il Volvo China Open del weekend non ha fatto altro che confermarli in ottica presente e – soprattutto – futura. Del resto, i protagonisti italiani portano il nome di Matteo Manassero e Renato Paratore, rispettivamente classe 1993 e classe 1996, tanto per ricordare. Un doppio impegno, quello in Cina, dai risvolti diversi per il veronese e per il romano, ma con un unico comune denominatore: la crescita.

Si dovrebbe attendere un terzo indizio per avere i crismi dell’ufficialità, ma la strada intrapresa sembra essere quella giusta: Manassero sta tornando. Lentamente, a piccoli passi, ma con caparbietà e convinzione. Il veronese sta ritrovando consapevolezza nei propri mezzi ed una maggiore continuità nel proprio gioco, sebbene rimangano ancora i troppi bogey sullo score. Una volta diminuiti gli errori, però, l’impressione è che il veronese abbia tutte le carte in regola per consentire a tutto il mondo di invidiare all’Italia quello straordinario talento capace di incantare il mondo fino a due anni fa. Rispetto al finale della scorsa stagione e ai primi tre mesi del 2015 i passi avanti sono stati esponenziali, tanto da riassaporare anche la Top 10 in un paio di occasioni tra Shenzen e Shanghai. In particolare, nel gioco lungo si è rivisto un nuovo Manassero: preciso e sicuro di sé, con 46 fairway su 56 presi con il drive. Numeri inavvicinabili soltanto un mese fa. Per il bentornato definitivo servirà ancora tempo, ma Manny sta apparecchiando la tavola.

Diciotto anni e non sentirli, invece, per Paratore, reduce da otto round complessivi impegnativi e di sofferenza, con score sempre intorno al Par. Eppure, la stella azzurra non ha mai ceduto e, anzi, alla fine è emersa in grande spolvero nell’ultimo giro del China Open, con un -2 decisivo per il 18esimo posto finale, estremamente positivo dopo la lotta delle tre giornate precedenti. Lotta da cui Paratore è uscito vincitore, mostrando non solo un grande talento ma anche un carattere adatto a sopravvivere all’European Tour, vera e propria giungla in cui perdersi è decisamente più facile che trionfare. E anche Renato, in questo senso, ha imboccato la strada giusta.

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daniele.pansardi@oasport.it

Credit Federgolf

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