Giro delle Fiandre 2015: Kristoff gigante, ma poco spessore tra gli avversari

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Alexander Kristoff ha vinto la 99esima edizione del Giro delle Fiandre come nessuno, probabilmente, si sarebbe aspettato: un attacco a 30 chilometri dal traguardo, in compagnia di Niki Terpstra che l’ha portato a giocarsi il successo in uno scontato sprint a due. 

L’azione del norvegese, che oggi ha conquistato la seconda classica monumento della carriera, ha sorpreso tutti: forse il solo John Degenkolb, in caso di arrivo in volata, avrebbe potuto impensierire il vichingo della Katusha, apparso in splendida forma durante la Tre Giorni di La Panne. Sui muri, inoltre, non è mai andato in difficoltà e, anzi, stava anche per staccare Terpstra in vetta al Paterberg. Da lì in avanti Kristoff si è sobbarcato la maggior parte del lavoro per portare il tentativo al traguardo, con successo.

C’è da dire che lo stessa Terpstra, pur sapendo di essere battuto in volata, non ha mai cercato di risolvere la contesa a proprio vantaggio. Ha collaborato con il norvegese, pur senza esagerare, e senza mai cercare uno scatto: probabilmente, se l’obiettivo suo e della Etixx-QuickStep era il primo posto, avrebbe dovuto francobollarsi nel vero senso della parola alla ruota di Kristoff, per consentire agli inseguitori di avvicinarsi. In una situazione del genere, non avendo lui uno spunto veloce paragonabile agli avversari, avrebbe potuto sfruttare una situazione di marcamento per involarsi in solitaria verso il traguardo.

Anche alle sue spalle, nessuno ha preso veramente in mano la situazione una volta partito l’attacco. Per diversi chilometri una squadra come la BMC, con Van Avermaet che si è dimostrato in palla sui muri, non ha schierato gli uomini disponibili all’inseguimento, e lo stesso Greg aveva sprecato troppe energie precedentemente con tentativi senza un vero e proprio senso logico. La stessa Etixx, ha preferito lasciare a Terpstra l’uno contro uno dall’esito pressoché scontato invece che provare a riportarsi sugli attaccanti e sfruttare la superiorità numerica, ad esempio, con Stybar. Lo stesso errore commesso anche nella scorsa edizione, con Vandenbergh a vedersela con Cancellara, Van Avermaet e Vanmarcke  in una volta per lui senza speranze di successo.

Emblematico anche il caso di Sep Vanmarcke, che proprio nella corsa cui era più atteso ha deluso le aspettative, facendosi notare solo per un disperato tentativo di rimonta che si è risolto con esito negativo. Prova da dimenticare per lui e una sola possibilità di rifarsi: la Parigi-Roubaix. Prova discreta per Peter Sagan, convincente sui muri, come già durante l’E3, ma ancora una volta spento nel finale, tanto da staccarsi da Van Avermaet a 500 metri dal traguardo. Un film già visto, ma fino alla cima del Paterberg le gambe sembrano funzionare alla grande.

Come spesso successo in questa campagna dal nord, da elogiare l’atteggiamento della Lotto-Belisol. Con Bak in fuga dal mattino, André Greipel ha fatto il diavolo a 4 per tutta la giornata, provando disperatamente a rendersi utile per la causa. Sul traguardo Tiesj Benoot ha chiuso quinto all’esordio in una classica monumento a soli 21 anni, compiuti da meno di un mese. Corridore importante per il futuro e una squadra che, pur senza avere grandi nomi in squadra, prova a sopperire con la tattica alle mancanze fisiche.

Nessuno, tirando le somme, è riuscito a rilevare in corsa il ruolo appartenuto negli anni passati a Tom Boonen e Fabian Cancellara. Due veri e propri totem del ciclismo, che con la sola presenza in gruppo erano in grado di influenzare una corsa. E nessuno, come invece in carriera hanno fatto loro due, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, limitandosi troppo spesso al compitino assegnato senza prodigarsi in un qualche guizzo personale. Salvo, ovviamente, il gigante Kristoff. E tra una settimana, nel velodromo di Roubaix, potrebbe alzare nuovamente le braccia al cielo.

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gianluca.santo@olimpiazzurra.com

Foto: Jasper K

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