Amstel Gold Race 2015: Nibali arrembante, Caruso e Gasparotto bene sul Cauberg

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Scorrendo l’ordine d’arrivo, l’Amstel Gold Race 2015 non sembra sorridere ai colori azzurri. Il migliore è stato, ancora una volta, Enrico Gasparotto, ottavo. Tutti gli altri fuori dalla top 10, quasi ad essere comprimari di una corsa la cui lotta per la vittoria si è consumata lontana dagli atleti italiani. Così, invece, non è stato.

Partiamo dalla fine, e quindi da Enrico Gasparotto e dal Cauberg. L’atleta della Wanty-Groupe Gobert si è sempre distinto su questa cote, vincendo anche l’Amstel nel 2011 con il traguardo posto in vetta alla salita. Se Gilbert e Matthews sembravano avere una marcia in più, Gasparotto ha tenuto le ruote di Valverde e Kwiatkowski. Il cambio di squadra non sembra aver influenzato le sue prestazioni che, come ogni anno, lo innalzano come il miglior azzurro per la settimana delle Classiche ardennesi. 

Con lui, nel gruppetto che sull’ultima salita si è mantenuto all’inseguimento della coppia al comando, anche Giampaolo Caruso, tra i primi ad uscire dal gruppo per inseguire Ben Hermans sulle prime rampe del Cauberg, senza però sprofondare come hanno fatto tanti altri. Con Joaquim Rodriguez e Daniel Moreno in difficoltà il siciliano si p ritrovato ad essere l’uomo di punta della Katusha. Forse preso dall’entusiasmo, si è prodigato nel rientrare sulla testa della corsa una volta finita la salita, forse sprecando così le ultime energie quando un contropiede avrebbe potuto sortire effetti migliori. Si conferma, dopo le ottime prestazioni del 2014, tra i migliori interpreti al mondo di queste corse con una nuova consapevolezza nei propri mezzi maturata solo nelle ultime due stagioni.

Italia protagonista anche ad una trentina di chilometri dalla conclusione, probabilmente con il suo uomo più rappresentativo: Vincenzo Nibali. Lo Squalo, volitivo e supportato da una buona gamba, ha provato a mescolare le carte in tavola considerando le poche possibilità per un atleta come lui di giocarsela sul Cauberg. Ottimamente supportato dal proprio compagno in Astana Diego Rosa, che in questa primavera ha dimostrato di andare molto forte quando è stato chiamato in causa, sembrava potesse anche riuscire ad impensierire il gruppo. Una caduta che però ha coinvolto Damiano Caruso e lo stesso Rosa hanno tarpato le ali al suo tentativo, quasi ostacolato dai compagni di avventura. Lontano dalle corse sin dalla Sanremo, per Nibali si tratta di un ottimo risultato in ottica Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, più adatte alle sue caratteristiche.

Nota positiva anche per Rinaldo Nocenti (AG2R), rimasto in gruppo per poi piazzarsi 11esimo sul traguardo. Gli anni passano, ma il Noce è una certezza in questo tipo di corse, pur senza apparire. Ventesimo, ha regolato il gruppo Kristian Sbaragli (MTN-Qhubeka), velocista atipico che potrebbe trovare proprio in questo genere di gare la propria dimensione. Quanto fatto oggi fa ben sperare.

Anonimi due degli uomini più attesi della vigilia. Fabio Felline (Trek) ha dimostrato di non essere ancora maturo, probabilmente, in una corsa come l’Amstel, mentre Davide Rebellin (CCC Sprandi Polkowice) non è riuscito a brillare come alla Freccia del Brabante. In gruppo, senza sussulti, anche Damiano Cunego (Nippo Vini Fantini), mentre Mirko Selvaggi si è sacrificato nel migliore dei modi per Gasparotto, coprendolo fino ai piedi del Cauberg. Poco dietro anche Giovanni Visconti (Movistar) e un di fatto rientrante Diego Ulissi (Lampre-Merida), che necessita ancora di rodaggio prima di tornare ad essere competitivo.

Ancora una volta, sprofonda la Bardiani-CSF. Il 2015 fino ad ora non sta regalando gioie al GreenTeam, che con i propri componenti oggi non è riuscito ad entrare tra i migliori 100. Solitamente il Giro d’Italia regala soddisfazioni a questa formazione che però, con queste prestazioni non memorabili, rischia di perdere la possibilità di ottenere una Wild Card in vista delle prossime stagioni per permettere ai propri atleti di misurarsi anche in campo internazionale.

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gianluca.santo@olimpiazzurra.com

Foto: Gianluca Santo

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